TOP10: Libri gotici


Da un po’ di tempo mi dedico alla lettura di storie appartenenti al sottogenere “gotico” dell’horror, alternandole ad altre che se no ne uscirei stomacato. Dato che tendo a essere sistematico in tutto ciò che faccio, mi sono ripromesso di cercare quali fossero i libri ritenuti capisaldi e di dedicarmici.

Non sono una persona che ama le liste di “libri imprescindibili da leggere”, anzi: le reputo troppo soggettive e influenzate – se non inficiate – da considerazioni personali. Tuttavia, ne ho trovata una che mi pareva compilata con metodo e, dopo averla sottoposta al vaglio dell’esperta Benny di Il verbo leggere, mi sono convinto che fosse una buona base di partenza.

Così ecco i 10 gotici “fondamentali”, letti e interpretati da me medesimo (in maniera semiseria e con spoiler, che tanto sono libri famosi). Ci saranno anche critiche, sappiatelo. “Pensi di saper scrivere meglio?”. No. “Pensi di poter giudicare chi scrive?”. Se si intende dare un parere personale e soggettivo, sì. Pace.

Il castello di Otranto (The Castle of Otranto, 1764) di Horace Walpole

Be’, il primo titolo era quasi scontato, perché è considerato il capostipite del gotico. Il castello – quindi le atmosfere tenebrose – c’è (lo avreste mai detto?), con tanto di sotterranei da cui la gente va e viene come fosse una fermata della metro; il dramma familiare c’è, come pure oscure e misteriose maledizioni. Anche interiezioni e sproloqui lunghissimi ci sono, come doveroso nei libri stagionati. Sarà questo, sarà il modo in cui i misteri vengono sbattuti in faccia al lettore, ma si è indotti a sorridere. Comicità volontaria, ma forse non del tutto. Insomma, non si trema, è un horror edulcorato, ma rimane imprescindibile per chi ama il gotico, o vorrebbe amarlo, come me. La fanciulla illibata minacciata dalla lussuria – e dalla creduloneria – del cattivo di turno è un topos che Walpole non manca di introdurre pure in questo sottogenere. Non troverete personaggi caratterizzati chissà quanto, ma neppure delle macchiette dello spessore di un foglio di carta. Dai, io questo libro lo promuovo.

Piacere nella lettura: ⭐⭐⭐1/2
Qualità narrativa: ⭐⭐⭐
Goticità: ⭐⭐⭐⭐1/2


Frankenstein o il moderno Prometeo (Frankenstein; or, the Modern Prometheus, 1818) di Mary Shelley

Eccolo qua! Telefonatissimo, no? Occhei, Frankenstein, io e te al liceo non è che siamo andati d’accordissimo, eh. Però a rileggerti ora, senza costrizioni di sorta, non sei poi così male. L’elemento più bello, per me, non è neppure legato all’horror, ma è uno dei temi fondanti del libro: fino a dove possiamo spingerci? Ai contemporanei del castigo divino o della propria anima importa poco, ma il messaggio credo resti valido: c’è un limite da non valicare, no? Uhm. Ma ci sono altre tematiche: cosa significa essere un reietto, come lo è la creatura dello scienziato; cosa vuol dire essere umani. E poi c’è quall’amore/odio provato verso i due protagonisti: commettono crimini orrendi, eppure un po’ li scusiamo, li capiamo, intendo tutti e due, sebbene per ragioni diverse. Non ci sono bianco o nero, ma tanti grigi. Forse non è scritto divinamente, ma certe scene – come quelle iniziali tra i ghiacci – sono magistrali. Non ci sono luoghi e atmosfere che richiamano subito il gotico, ma rientra certamente nel genere. Per tutte queste ragioni, capisco perché sia considerato un classico.

Piacere nella lettura: ⭐⭐⭐
Qualità narrativa: ⭐⭐⭐⭐
Goticità: ⭐⭐⭐⭐


La caduta della casa degli Usher (The Fall of the House of Usher, 1839) di E. A. Poe

Una manciata di paginette ed è già finito. E allora io mi sono procurato una raccolta, così da gustarmi un po’ di più il maestro americano dell’orrido. Comunque anche La caduta, ecc. è belloccio: perfettamente gotico nelle atmosfere, nell’impostazione, nel ritmo. C’è pure il cliché del “Dai, amico resta un po’ qui nella mia dimora tetra e buia, che vuoi che succeda?”. Quasi un manuale che spiega come scriverne uno. Ecco, forse Poe risulta un po’ troppo lineare nelle sue storie. Ma sapete com’è: quando lui scriveva certe cose, era il primo a farlo; oggi, generazioni di scrittori hanno dovuto stupire generazioni di lettori con roba sempre nuova. Quindi, Poe può risultare privo di una vera trama o di un vero colpo di scena. Eppure a me è piaciuto, come pure altri racconti. Il cuore rivelatore ha un interessante focus sulla psicologia del protagonista. Simile e più macabro è Il gatto nero, quasi grottesco. Celebre è pure Il barile di Amontillado, ambientato in una imprecisata epoca storica e con un certo gusto per il sadismo. Sempre storico è La maschera della morte rossa, che credo conosciate. Non ho amato tutto quello che ha scritto Poe, ma questa roba è approvata.

Piacere nella lettura: ⭐⭐⭐⭐1/2
Qualità narrativa: ⭐⭐⭐1/2
Goticità: ⭐⭐⭐⭐⭐


Jane Eyre (id., 1847), di Charlotte Brontë

Ecco che irrompe a gamba tesa quello che per me è il copione tipo del gotico: ragazza inesperta del mondo va in una vecchia e grande casa e la cosa le crea dei disagi. Tornerà, fidatevi. Eccome, se tornerà. Ma concentrandoci su Jane… Leggo pagine e pagine e non capisco dove stia il gotico. Poi salta fuori e, okay, è gotico, però è annacquato parecchio, diluito in un romance infinito. E poi c’è ‘sta cosa che proprio non capisco: “Oh, ho un zio, davvero? Il mio unico vero parente in vita ed è pure ricco. Vabbè, lo ignoro”. Ma col cavolo che ti facevo erede, razza di ingrata! Non me ne capacito. Comunque la ragazzina alla fine si innamora del “vecchio” burbero, che è tipo il primo uomo che ha incontrato che non fosse un sacerdote. Però Brontë te la vende bene, la psicologia di Jane è davvero minutamente presentata – complice la narrazione in prima persona. Alla fine è un mattone che scorre, magari non cattura come una calamita con il ferro, ma si fa riprendere in mano.

Piacere nella lettura: ⭐⭐⭐1/2
Qualità narrativa: ⭐⭐⭐⭐
Goticità: ⭐⭐1/2


Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde, 1886) di Robert L. Stevenson

Anche qui, al liceo mi era parso un libro illogico e noioso. Ora lo trovo solo illogico. La storia credo la sappiate. C’è questo scienziato, il dottor Jekyll, che decide di fare esperimenti. E quale teoria gli viene in mente di verificare? Che è possibile far emergere il proprio lato malvagio. Cavoli, davvero di grande utilità per la scienza e l’umanità! Stupisce che nessuno ci abbia provato prima… Okay, okay, già ne ho parlato con la sopracitata Benny in questo suo articolo: l’esperimento è un pretesto per parlare del tema del doppio, del male, della scienza che supera certi limiti, eccetera. Epperò…
Al netto di questa stranezza, al netto dello spiegone finale che pare non finire mai, al netto del fatto che tutti sappiamo qual è il colpo di scena del romanzo, diciamo che si legge. Continuo a preferire altre opere dell’autore, ma qui c’è una certa rilevanza nella storia della narrativa che nemmeno io posso ignorare.

Piacere nella lettura: ⭐⭐⭐
Qualità narrativa: ⭐⭐⭐
Goticità: ⭐⭐⭐1/2

Dracula (id., 1897) di Bram Stoker

Se oggi c’è la fissa dei vampiri, se essa non è mai del tutto morta, lo dobbiamo a questo romanzo, che ha preso il vampiro dal folklore e dalla leggenda popolare e ne ha fatto un fenomeno letterario. Secondo me c’è un divario non da poco tra l’inizio – tra i più adrenalinici, interessanti e “gotici” che conosca – e il resto del libro, infarcito di blablare, dialoghi lunghissimi e talvolta pure inutili. I personaggi cincischiano, hanno una minaccia da affrontare e decidono di fare con calma colazione prima di occuparsene (è forse la cosa più British che ho letto finora in un romanzo). Cioè, con tutti i difetti che ha il secondo emendamento della Costituzione americana, meno male che a un certo punto arriva il texano a prendere a revolverate il vampiro, se no erano ancora lì che sorseggiavano tè parlando di quanto fosse necessario agire. E gli altri personaggi? Quelli femminili sono esaltati in maniera quasi imbarazzante, sebbene l’iniziativa sia lodevole. E il gusto pulp nel descrivere come vengono insidiate? Quanto è ottocentesco?! Almeno quanto i dialoghi forbiti. I personaggi maschili si dividono tra quelli di un certo spessore e quelli che erano di un certo spessore prima di sposarsi, dopodiché fanno da tappezzeria.
Libro da leggere, ma consapevoli che c’è un certo gap tra noi e l’epoca in cui fu scritto.

Piacere nella lettura: ⭐⭐⭐1/2
Qualità narrativa: ⭐⭐⭐1/2
Goticità: ⭐⭐⭐⭐⭐


Il giro di vite (The Turn of the Screw, 1898) di Henry James

Era uno dei due libri della top10 di cui sapevo meno. Cioè, non ne sapevo nulla. Alla fine è forse il mio preferito, o comunque mi ha colpito piacevolmente. Riecco il topos dell’ingenua provincialotta che arriva in una casa grande e vecchia. Anche qui è una tutrice. Deve occuparsi di due bambini, il cui zio ha detto pressappoco “Non mi interessa di loro, se ne occupi lei e non mi rompa gli zebedei. Non ci sentiremo mai più”. Ok, boomer, però intanto calmati.
Inutile dire che la ragazza – di cui non sappiamo mai il nome e narra in prima persona – si caca addosso quasi subito. A dire il vero, i bambini sono proprio adorabili. Però potrebbero essere pure posseduti e, diciamo, un po’ demoniaci. Non è mai ben chiaro, né a lei né a noi. E alla fin fine, forse era solo lei che era pazza. Vallo a sapere. Il punto forte del romanzo è proprio questa ambivalenza, questo dire abbastanza senza dire tutto. Al resto pensateci voi lettori, che io già ho scritto un sacco di pagine, sembra voler dire James. Per me, però, non scherzano neanche le atmosfere. Volete mettere le apparizioni improvvise fuori dalla finestra? Non è che ne siamo terrorizzati – quello è compito della protagonista – ma sono d’effetto. Un cliché ben reso.

Piacere nella lettura: ⭐⭐⭐⭐1/2
Qualità narrativa: ⭐⭐⭐⭐
Goticità: ⭐⭐⭐⭐⭐


Rebecca (Rebecca, 1938) di Daphne du Maurier

Ma voi lo sapete che nei romanzi gotici spesso c’è una ragazzina sprovveduta che finisce in una casa vecchia e grande? Succede anche qui. Stavolta, però, ci va niente meno che in qualità di moglie. Di seconda moglie, per essere precisi. Ma sono dettagli, no? Che vuoi che sia essere la seconda?
Da un lato proviamo empatia per la protagonista, per l’atmosfera ostile che incontra, per il suo trovarsi in un luogo che sente come estraneo, per l’oppressione a cui viene sottoposta; dall’altro mentalmente gridiamo “E datti una svegliata! Stai sempre a subire?”. Insomma, alla fine ciò che deve fare è vivere nel lusso e fingere di divertirsi alle serate di gala. Ci sono lavori peggiori, dai. Comunque tutte le pare mentali della ragazza ci entrano proprio dentro, molto brava du Maurier a renderne la psicologia. E il marito c’ha della stronzaggine, eh. Ma un po’ lo capiamo. Però, se solo la gente si parlasse, invece di fare scenate e pensare tra sé e sé. Credo sia il difetto peggiore dei romanzi rosa.
Ma il gotico? Arriva o no? Forse un po’ sì, ma neanche così tanto. Tra il romance, il legal drama e la suddetta tragedia del fare la padrona di casa, un po’ si perde. Io però come libro lo apprezzo. Pesantino, ma ci può stare.

Piacere nella lettura: ⭐⭐⭐⭐
Qualità narrativa:⭐⭐⭐⭐1/2
Goticità: ⭐⭐⭐


L’incubo di Hill House (The Haunting of Hill House, 1959) di Shirley Jackson

Ne hanno parlato talmente tanto e talmente bene, che avevo un po’ di timore a leggerlo. Timore rivelatosi fondato. Precisiamo: la prima metà è proprio bella, c’è il mistero, c’è una buona resa della protagonista (che è l’ennesima sprovveduta in una vecchia dimora, solo che qui partecipa a una ricerca “scientifica”), c’è una intrigante descrizione della casa, c’è tutta una preparazione all’avventura tramite un viaggio on the road che immerge nelle atmosfere degli USA rurali (bellissima la resa del contrasto tra Hill House e il resto del mondo, da cui è isolata)… Poi però si perde. Alla lunga, perfino le scene horror in cui vere o presunte manifestazioni spiritiche terrorizzano i personaggi finiscono con lo stancare. E, riassunto del libro, la protagonista è matta da legare. Sì, certo, poi vai a leggere le recensioni e i commenti sull’internet e trovi che ci si chiede se è davvero pazza oppure è un po’ spiritata, qual è il suo legame con Hill House, eccetera. Però a noi cosa rimane? Un delirio allucinato. Non è proprio un brutto libro, ma mi ha lasciato perplesso. Sono in minoranza, lo so, ma me ne faccio una ragione.

Piacere nella lettura: ⭐⭐⭐
Qualità narrativa: ⭐⭐⭐⭐
Goticità: ⭐⭐⭐⭐


La camera di sangue e altre storie (The Bloody Chamber and Other Stories, 1979) di Angela Carter

Anche di questo libro non sapevo praticamente nulla. Ma, stavolta, sono rimasto deluso. Nonostante sia una raccolta di racconti, ho fatto fatica ogni volta a riprenderlo in mano per iniziarne uno nuovo. Carter ha detto di aver voluto esplorare il vero significato nascosto dietro ad alcune fiabe celebri: Barbablù, la Bella e la Bestia, Cappuccetto Rosso… Magari qualcuno più attento di me o più interessato al folklore, o ai doppi significati, andrà in brodo di giuggiole. Non mancano riferimenti al ruolo della donna, metafore sul matrimonio, allusioni alla verginità e alla sua perdita, si affronta il tema della sessualità. Il femminismo – credo – ringrazia, ma io mi sono annoiato. Pare evidente che sono un orrido maschilista perché ho un palese problema con le scrittrici, dato che quasi sempre i miei libri preferiti sono di uomini (grazie L. M. Montgomery per salvarmi almeno un po’ la faccia!). Ma torniamo a noi. Il racconto che ho apprezzato di più è quello che dà il nome alla raccolta, che è un po’ un sunto e una “parodia” o rivisitazione del genere gotico. Le storie sono realistiche, ma neanche tanto, c’è della magia, non si capisce quanta. Un limbo, insomma, con tanti temi e tanti messaggi.

Piacere nella lettura: ⭐⭐
Qualità narrativa: ⭐⭐⭐1/2
Goticità: ⭐⭐⭐1/2


Diciamocelo: il gotico non mi fa impazzire, eppure vorrei che lo facesse! Lo leggo più di quanto forse dovrei, considerando che non vi ho mai trovato dei libri che mi abbiano conquistato abbastanza da parlarne come di letture memorabili. Forse per me è un piacevole passatempo, un modo per rilassarmi restando in una sorta di comfort zone.
Sono anche consapevole che aver letto questi dieci esempi non esaurisce affatto le possibilità e le sfumature offerte dalla penna degli scrittori. E pure che si possa opinare sulla scelta dei titoli. E infatti – spoiler – sto continuando ad approfondire il gotico.

Il vostro rapporto con questo genere com’è? Quali dei libri qui trattati avete letto? In ottobre, Benny ha parlato di vari libri di questo tipo e vi consiglio di andare sul suo blog per approfondire l’argomento.

P.S. Mio malgrado, torno su questi lidi per sproloquiare. Avendo ripulito i miei follower, posso dire che lo faccio perlopiù per me stesso e che magari non rivedrò quelle cose che mi avevano allontanato da WP. Per inciso, non so quanto e come resterò sulla piattaforma, ma non ha importanza.

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11 risposte a TOP10: Libri gotici

  1. Daniele Artioli ha detto:

    Non importa quanto durerà, per il momento ben tornato!

    Ho letto quasi tutti i libri che hai citato – più altri: I Misteri di Udolpho, che ho trovato snervante oltre ogni limite, Il Monaco, suggestivo ma che si perde troppo lungo la strada, Cime Tempestose, per rimanere tra i grandi classici, di cui mi sono perdutamente innamorato… Forse però preferisco quando il gotico è solo un sapore all’interno di un romanzo, schietto rischia di sembrare fin troppo stucchevole, oggi.

    Il Castello di Otranto ricordo che mi ha divertito e annoiato in parti uguali, ed è strano visto che si tratta di un libro molto snello.
    Frankenstein avrà pure dei difetti, ma per me sbiadiscono quando considero che è stato scritto da un’adolescente – sebbene con l’aiuto sicuramente robusto di Percy Shelley. L’ho usato anche come punto di partenza per la mia tesina di maturità, forse l’unica cosa uscita davvero bene da un quinto anno in cui ho veramente fatto schifo!

    Io amo Poe, l’anno scorso gli ho dedicato anche un paio di post in occasione di Halloween! Tra quelli che hai citato però non mi ricordo Il Barile di Amontillado, dovrei rileggerlo; gli altri invece sono tutti imperdibili!

    Jane Eyre l’ho letto all’università ed è stato amore subito, anche se gli preferisco Cime Tempestose, per restare in casa Bronte. La prof ci aveva assegnato anche un saggio in cui si affermava che Jane non fosse davvero innamorata di Rochester, ma che si sposi con lui perché, alla fine del libro, si trova in una posizione di potere su di lui. E’ una lettura forse un po’ cinica, ma che credo abbia influenzato molto il modo in cui ho percepito, a posteriori, il romanzo.

    Su Dr.Jeckyll e Mr.Hyde sottoscrivo tutto.

    Per Dracula, ho riso tanto leggendo il tuo commento! E’ verissimo, l’aplomb inglese è ritratto benissimo, così come la vittoriana repressione dei personaggi – quella che muore è l’unica con un minimo di pulsioni. Ricordo che, leggendolo, ero scoppiato a ridere nella scena in cui Van Helsing chiede candidamente ad Arthur se può tagliare la testa al cadavere di Lucy e lui gli risponde scandalizzato. Qui le atmosfere, però, sono tutto, e i primi capitoli scritti da Jonathan Harker sono la parte migliore del romanzo. Anche in questo caso ho letto, sempre all’uni, un articolo che parlava dell’eurocentrismo di Bram Stoker e del romanzo, dal momento che chi viene da est è un mostro colonizzatore da uccidere e chi arriva da ovest (Quincey) un buzzurro che, tra l’altro, è l’unico degli eroi a morire.

    Non amo molto i narratori inaffidabili, li trovo frustranti, per cui anche Il giro di vite ha sofferto di questo bias.

    Rebecca non l’ho mai letto, però ho visto il film di Hitchcock! Ovviamente bellissimo, come tutto quello che abbia prodotto.

    A me Hill House è piaciuto molto: è vero che diventa confusionario e un po’ ridondante, ma io adoro le storie di fantasmi e riesco a farmi andare bene quasi qualsiasi cosa! Non so se hai visto la miniserie di Netflix: con il romanzo c’entra il giusto, però a me è piaciuta da impazzire! Lo stesso regista, Mike Flanagan, ne ha tratta poi una anche dal Giro di Vite, meno riuscita secondo me, e dovrebbe far uscire l’anno prossimo, se non sbaglio, una miniserie su La Caduta della Casa degli Usher. Non sta fermo un attimo, ma a me piace quasi tutto quello che ha fatto per cui mi sta bene!

    La Camera di Sangue non l’ho letto, ma ho maturato una certa diffidenza verso chi si propone di esplorare il vero significato delle fiabe. E’ un argomento che ho studiato per la tesi di laurea alla triennale, e tante volte chi parte con questa idea dimostra solo che, di quelle fiabe, non ha capito nulla.

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    • Aussie Mazz ha detto:

      Accidenti, che commento lungo e interessante!
      Ciò che dici è vero, un gotico “puro” oggi risulterebbe forse stucchevole, ma i suoi elementi mi affascinano. Mi piacerebbe scrivere un racconto con alcuni richiami al genere (e forse, ripensandoci, uno di quelli che ho scritto lo era), ma il rischio ciofeca è alto.
      Non ho visto le serie, ma provano che queste storie possono ancora colpire il pubblico anche se con le dovute differenze, che citi.
      Mi pare abbiamo tutto sommato opinioni simili tranne che su “Il giro di vite” e “L’incubo di Hill House”, ma ci sta che i gusti varino.
      Spero di poter parlare di altri testi gotici più avanti, dato che ne sto leggendo molti.
      Grazie per l’intervento!

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  2. Monique Namie ha detto:

    Finalmente ritrovo un tuo articolo nel blog! Con Jane Eyre mi hai fatto sorridere (in senso positivo). Riguardo Dr Jekyll e Mr Hide ho pensato la stessa cosa sull’inutilità dell’esperimento.
    Mi vergogno a dirlo: non ho letto nessuno di questi libri. Quello che mi incuriosiva di più era Jane Eyre. Ho Dracula in cartaceo, ma l’inizio non ha catturato la mia attenzione e ho deciso di aspettare una nuova ispirazione per riaprirlo.

    Piace a 1 persona

  3. Il verbo leggere ha detto:

    Prima di tutto bentornato!
    “Dai, amico resta un po’ qui nella mia dimora tetra e buia, che vuoi che succeda? 🤣. Bello ritrovare il tuo humour e i tuoi pareri onesti: il gotico può anche non essere preso troppo sul serio. Ah, le stelle per la “goticità” sono una genialata.
    Grazie per avermi menzionata. Pff rima involontaria, lo giuro.

    Piace a 1 persona

  4. Il mal di leggere ha detto:

    Dai però mancavi qui su WP, sono contenta che sei tornato.
    Dei libri che hai citato ne ho letti e amati molti da adolescente, chissà che effetto mi farebbero riletti adesso. Per esempio Dracula mi piaceva da morire, poi l’ho riletto l’anno scorso ed era la cosa più noiosa che abbia mai provato a leggere.

    Piace a 1 persona

  5. Baylee ha detto:

    Ehilà, è bello rileggerti! Io arrivo sempre con una settimana di ritardo, certe cose non cambiano!🤣
    A leggere il titolo avrei detto che ne ho letti pochi o punti di romanzi gotici, invece più della metà, sei! Alcuni molti anni fa e si perdono nella nebbia dei ricordi (tipo “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”), altri mi hanno fatto un effetto strano (tipo “Dracula”, che mi ha fatto spanciare dalle risate con Van Helsing, non proprio l’effetto goticheggiante che voleva Stoker) e altri invece li ho letti più di recente (tipo “Il giro di vite”, dove sono decisamente ‘team narratrice inaffidabile’ e uno spasso alle feste dove si raccontano storie sovrannaturali che accolgo con tutto lo scetticismo possibile). Quindi, ricapitolando, non ho un rapporto particolare con il genere gotico: ci frequentiamo ogni tanto, quando capita.

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  6. tanadeilibri ha detto:

    Queste recensioni sono meravigliose 😄
    Sottoscrivo tutto su “Frankenstein” (molto molto bello), “Dracula” (una noia immensa, forse avrei dovuto prenderlo più sul ridere come leggo che hanno fatto in molti) e “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” (avevo diverse aspettative).
    Invece “Jane Eyre” l’ho letto ben tre volte 😂 una con analisi approfondita nel corso di letteratura all’università. E rientro tra le persone entusiaste de “L’incubo di Hill House”.
    “Giro di vite” lo avevo sentito citato come uno degli horror/gotici più intensi, e visto che mi piacciono anche i narratori inaffidabili è già in lista da un bel po’, ma me ne ero dimenticata. Grazie per avermelo riportato all’attenzione!

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