VIAGGI: Palm Springs e Joshua Tree N. P., Stati Uniti

Se c’è una cosa che mi irrita degli americani – e che mi ha irritato anche quando ho visitato il loro innegabilmente affascinante Paese – è questa loro mania di voler a tutti i costi sprecare le risorse del pianeta. Sembra che lo facciano per hobby. Nello specifico, mi ha fatto storcere il naso la loro necessità di avere prati e campi da golf in pieno deserto. Probabilmente questo è il meno peggio, quanto alle loro mancanze in tema di tutela dell’ambiente, ma è ciò che più mi è rimasto impresso.
Ma sul momento, onestamente, ero così eccitato per la vacanza nell’Ovest che la cosa mi ha strappato solo qualche commento ironico, con il mio amico a spalleggiarmi (anche se lui è un “fan” degli U.S.A. e aveva gli occhi che brillavano).
Ecco, a Palm Springs (California) non si può non notare un certo uso generoso delle risorse idriche. Se ci si dirige verso l’interno del Paese, la città è una comoda tappa.

L’amena e calorosa cittadina di Palm Springs abbonda di viali con palme.

Molti vip decidono di risiedere qui per distaccarsi dalla frenesia di Los Angeles e, per certi aspetti, sembra di stare in una piccola Hollywood. A trasmettere questa sensazione è la serie di placche lungo i marciapiedi, con nomi di celebri star del cinema, della tv e della musica. Non solo: anche la relativa abbondanza di negozi e ristoranti dà una sensazione di vivacità e frenesia. Tuttavia, complici le alte temperature e, suppongo, l’orario a cui siamo giunti, non c’erano molte persone in giro. Non sono neppure sicuro di aver visto altri turisti oltre a noi, anche se – come dicevo sopra – in molti fanno una sosta qui nel loro tour dei parchi californiani.
Di per sé, in tutta onestà, non è che Palm Springs offra chissà cosa in termini di attrazioni, è giusto una curiosità in quanto centro di discrete dimensioni nel mezzo di aride distese di sassi e tumbleweed. Ciò che più mi ha colpito è stata la varietà di stili architettonici che la caratterizza, oltre – appunto – ai numerosi campi da golf verdissimi. E dire che la vegetazione locale è così carina, perché tutti questi prati all’inglese? Siamo nel deserto di Sonora, mica nello Herefordshire…
Dopo una tappa al supermercato – posizionato inspiegabilmente piuttosto lontano dal centro urbano – e dotati di tutta la Dr Pepper necessaria, ci siamo diretti alla volta della nostra vera meta.

Il Joshua Tree National Park, posto a una cinquantina di minuti di auto, deve il suo nome all’albero che ne caratterizza il paesaggio (Yucca brevifolia). Non credo sia necessario che vi avverta che da queste parti è bene proteggersi la testa e idratarsi spesso, ma lo ricordo per scrupolo. Quando ci siamo andati noi non c’era neppure una temperatura atroce – direi poco sopra i 40°C – ma questo non vuol dire che non cercassimo riparo all’ombra delle rocce.
Il colore dominante in questo affascinante e un po’ spettrale paesaggio è una tonalità di grigio/bianco/giallo chiaro, interrotta da macchie di piante grigio-verdi. A volte si ha l’idea che in un deserto non debba esserci vegetazione, ma questa è una concezione errata: ci sono specie in grado di vivere anche con scarsissime precipitazioni. Qui si trattava perlopiù di arbusti, qualche pianta grassa e, appunto, il Joshua Tree.
Le rocce sono tutto sommato basse, arrotondate a causa degli agenti atmosferici e ricche di crepe e spaccature. Alcune mi hanno quasi dato l’impressione di essere strati di grasso sovrapposti tipo quelli delle persone con qualche chilo in più. Non mancano però alcune formazioni bizzarre, la più celebre delle quali ha una forma che richiama un teschio.

Assolato, vero? Perfino i famosi Joshua Tree non sembrano offrire un grande riparo.

Terminata la nostra passeggiata, ci siamo riparati nell’area pic-nic, cercando di sfruttare quelle due o tre ombre per avere un po’ di sollievo. Qui sono stato colpito dai gabinetti. Come potete immaginare, in queste zone il sistema fognario non arriva, quindi i cessi sono dei fori che danno su un buco nero sottostante, da cui emanano effluvi mefitici (in realtà neanche tanto, considerando come stanno le cose). Non ho potuto evitare di dare un’occhiata morbosa alle toilette, anche se non dovevo realmente espletare. Sono subito seguite disquisizioni su come e quanto spesso queste latrine vengano pulite. Ma questo non c’entra molto e non deve guastare l’idea di bellezza del luogo che volevo trasmettervi.
Impressioni?



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5 risposte a VIAGGI: Palm Springs e Joshua Tree N. P., Stati Uniti

  1. Monique Namie ha detto:

    Simpatico reportage. Mi ha colpito più degli altri, forse per la descrizione dell’ambiente naturale e del clima.

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  2. tanadeilibri ha detto:

    Il paesaggio sembra bellissimo, ma non so proprio se io ce la farei a resistere sotto un sole così cocente. Complimenti!

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  3. Baylee ha detto:

    Io lo so che ami il caldo, ma io solo a leggere di temperature di poco sopra i 40°C svengo!😅

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