FILM: 4 western sui cowboy che meritano

Il mandriano è una delle figure più iconiche del cinema western. L’immagine dell’uomo rude con Stetson che conduce i bovini al pascolo o al mercato del bestiame è parte dell’immaginario collettivo della frontiera. Inevitabile, dunque, che vari film di genere abbiano proprio questo tema al centro della loro narrazione. Ve ne propongo quattro.

Cattle-drive western 01The Overlanders
The Overlanders, 1946, Australia/Regno Unito, regia di Harry Watt
Mi scuso se come primo esempio vi porto un film anglo-australiano. Se è vero che il macho mandriano che tutti hanno in mente è quello americano, tale figura non mancò in altri luoghi del mondo, in primis agli antipodi.
Questo, oltre che un cattle-drive western, quindi, è pure un Outback western (categoria che tratterò in futuro) e, come se non bastasse, un contemporary western. La storia infatti si svolge durante la seconda guerra mondiale: nel Northern Territory, a seguito di un possibile bombardamento giapponese, molti evacuano lasciandosi il nulla dietro di sé; un manipolo di mandriani decide di non uccidere il proprio bestiame ma di condurlo nel Queensland in una lunga e difficile marcia attraverso il continente. A guidarli ci sono l’esperto Dan (la star australiana dell’epoca Chips Rafferty) e la determinata Mary (Daphne Campbell).
Sicuramente per la critica non si tratta di un gran film, ma io sono rimasto incollato piacevolmente allo schermo per un’ora e mezza a seguire le peripezie, le gioie e i dolori di questo gruppo di coraggiosi. Ho inoltre ammirato la scelta coraggiosa di effettuare le riprese con un sole bruciante, che rendeva senza dubbio più difficile e meno magnifica la fotografia, ma a favore del realismo. Un piacevole esempio di vecchio cinema.
Se la storia vi ricorda Australia (2009)… non siete gli unici.

Cattle-drive western 02Il fiume rosso
Red River, 1948, Stati Uniti, regia di Howard Hawks
Senza dubbio il più apprezzato del quartetto che vi propongo oggi. E anche uno dei più interessanti di Hawks per quanto riguarda l’analisi psicologica dei personaggi. È uno dei più classici e perfetti esempi di film sulla pardnership (con la d, ovviamente, West-style!), sul rapporto tra mentore e allievo, che sfuma in rapporto padre-figlio e di amicizia.
Oltre ad avere nel cast una serie di attori di genere particolarmente apprezzati, spiccano in ruoli importanti l’immancabile Walter Brennan come spalla e Joanne Dru come necessaria figura femminile e causa di dissidi e riappacificazioni. Ma a farla da padroni sono le due star John Wayne e Montgomery Clift. Il primo è il proprietario di un ranch che deve trasferire del bestiame per venderlo, il secondo è suo figlio adottivo, che lo ammira e gli è grato per quanto ha fatto per lui, ma che non può ignorare i metodi tirannici e arroganti che il patrigno inizia a mostrare. Gli attriti non tardano a manifestarsi e non mancano le minacce di morte.
Si tratta di una grande storia di formazione, di evoluzione caratteriale, di presa di coscienza. Del giovane che mostra una forte personalità e suoi ideali, così come del mentore, che cade e si rialza, si fa violento ma torna a vedere la luce. Onestamente non so quanto possa piacere ad uno spettatore di oggi, se non avvezzo al cinema d’epoca, ma da un punto di vista tecnico-narrativo si tratta di grande cinema che merita una visione.

Cattle-drive western 03Cowboy
Cowboy, 1958, Stati Uniti, regia di Delmer Daves
Il più scafato dei quattro film proposti qui, e quello con le maggiori punte di ironia. Jack Lemmon interpreta un tenderfoot dell’Est che desidera buttarsi nel mercato del bestiame e che vede nel suo incontro con il capo-mandriano Tom Reese (Glenn Ford) la sua occasione per scoprire il mondo dei cowboy.
Non si manca di sottolineare come questo mondo sia tutt’altro che romantico e pieno di gioie e soddisfazioni; anzi, queste ultime paiono confinate alle baldorie che si fanno una volta finito il lavoro e giunti in città, dove si sperpera sostanzialmente tutto in alberghi, alcool e donnine lascive (i cowboy violenti erano un reale problema delle cittadine che fungevano da snodi ferroviari per il mercato del bestiame). Reese spiega come i cavalli siano bestie infide e puzzolenti, non i validi e fedeli partner che ci si aspetta; come lo sporco, la fatica, il freddo siano i veri compagni di viaggio; come non ci si arricchisca facendo quel mestiere.
Nondimeno, nonostante le sue iniziali difficoltà da checca (ooops, il politically correct) uomo dell’Est, che mai vengono superate del tutto, il cowboy neofita apprezza la vita avventurosa e, soprattutto, il cameratismo che si viene a creare, complice la disponibilità e l’allegria bonaria del suo mentore.
Non si tratta di un capolavoro e neppure a me ha fatto impazzire, ma è un perfetto esempio di questa categoria di western, con uno sguardo più cinico rispetto agli altri.

Cattle-drive western 04I cowboy
The Cowboys, 1972, Stati Uniti, regia di Mark Rydell
Ritroviamo un John Wayne più attempato, qui affiancato dall’attore afro-americano Roscoe Lee Brown, in questo film che può definirsi anch’esso di formazione. Rydell (più legato alle serie tv western che ai film), ci regala uno dei film più sottovalutati di “Duke” Wayne e quella che è forse una delle sue migliori performance recitative.
Privo di mandriani a causa della corsa all’oro che ha calamitato l’attenzione di tutti gli uomini abili, Wil Andersen si vede costretto ad assumere dei ragazzini per accompagnarlo nel difficile tragitto di 640 km che deve compiere con il suo bestiame. Lui stesso ha iniziato da giovanissimo a svolgere quel lavoro e non nasconde le difficoltà e le fatiche ai giovani ma, non avendo scelta, li prende con sé. Nel corso del viaggio i ragazzi impareranno a diventare dei veri cowboy ma, soprattutto, matureranno come persone. Le diverse difficoltà, i dubbi, i dissidi sono ben calibrati e rendono il film stimolante, così come le parti drammatiche contribuiscono all’empatia dello spettatore e all’evoluzione caratteriale dei personaggi.
Come dicevo, non è tra i film più celebri di John Wayne, ma se vi capita sotto mano – lo trasmettono in tv relativamente spesso – potreste trovarlo una piacevole sorpresa.

Per l’elenco complessivo dei sotto-generi western che sto trattando. —> Qui.

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