LIBRI: J. R. R. Tolkien e l’epica

L’autore de Il Signore degli Anelli è giustamente assurto alla fama per i suoi romanzi fantasy, genere di cui è considerato un caposaldo indiscusso. Ma perché le sue opere sono così affascinanti e avvincenti? Parte del merito, a mio avviso, è dovuto alla meticolosità con cui si dedicò alla creazione del suo mondo letterario, preciso nei dettagli, fino ad arrivare a creare delle vere e proprie lingue (e non solo inventare qualche parola o frase). Tolkien era un profondo conoscitore del materiale epico norreno e britannico e, oltre a tradurne alcuni esempi in inglese moderno, attinse da questo a piene mani nel forgiare la Terra di Mezzo. Qui parlo di quattro sue opere considerate minori ma molto valide da un punto di vista letterario, che possono considerarsi poemi epici.

Tolkien 01La caduta di Artù (The Fall of Arthur, iniziato negli anni 1930, pubblicato nel 2013)
Premetto subito, per chi volesse affrontarlo, che si tratta di un poema incompiuto. Come si evince dal titolo, quest’opera è ispirata alla materia di Britannia e parla dell’ultimo periodo di regno del celebre sovrano leggendario, quando suo nipote (o figlio incestuoso secondo altre versioni) Mordred tenta di sottrargli moglie e corona. Si tratta di uno degli eventi che più ha suscitato il mio interesse nell’ambito delle vicende arturiane, ma devo dire che anche senza questo vantaggio, Tolkien è davvero un maestro. Il suo linguaggio e le sue immagini non hanno da invidiare a quelli dei grandi poeti del secolo precedente; forse è leggermente più moderno, più tragico, ma stilisticamente eccezionale. Sono rimasto davvero sorpreso dalle capacità di questo autore, più noto per i suoi romanzi che per la poesia. Davvero un peccato che altri impegni lo abbiano trattenuto dal finire quest’opera.

Tolkien 02La leggenda di Sigurd & Gudrún (The Legend of Sigurd and Gudrún, scritto negli anni ’30, pubblicato nel 2009)
L’altra grande passione di Tolkien – l’epica nordica – trova espressione in questa rivisitazione della più celebre leggenda norrena. Attingendo soprattutto dall’Edda e dalla Saga dei Volsunghi, l’autore riscrive la storia dell’uccisore di draghi Sigurd, dei suoi amori Brynhild e Gudrun e della fine della potente dinastia dei Nibelunghi. Anche se  da un punto di vista prettamente linguistico forse l’ho trovato meno ricco di belle espressioni e descrizioni del precedente, è un poema appassionante che ben coglie l’essenza della mitologia originale. Anche le variazioni che Tolkien ha apportato alla vicenda ben si collocano nel contesto generale e la lettura è estremamente scorrevole. Valida anche in questo caso l’edizione italiana: la Bompiani, pur con una serie di errori tipografici, mette a disposizione dei volumi ben curati e ricchi di note e approfondimenti che permettono di conoscere meglio la mitologia originale e l’influsso che ebbe sull’autore.

Tolkien 03The Lays of Beleriand 
Non disponibili in italiano, e pubblicati in inglese nella serie The History of the Middle Earth, al terzo volume, sono due poemi ambientati – a differenza degli altri – nell’universo immaginario di Arda, quello creato dallo stesso Tolkien e in cui si colloca la sua opera più famosa, Il Signore degli Anelli. Tali opere narrano di vicende accadute nella Prima Era e, per comprenderle, mi sono dedicato prima alla lettura del Silmarillion (che ho pure trovato piuttosto pesante).

The Lay of the Children of Hurin (scritto negli anni ’20, pubblicato nel 1985)
Incompleto, come tutti gli altri, questo poema consta di pochi canti e si ferma solo all’inizio della storia così come ci viene narrata integralmente nel Silmarillion. Ne esistono però varie versioni, dato che Tolkien ci tornò sopra più volte. Personalmente non l’ho trovato eccezionale, forse un po’ troppo pesantuccio, nonostante lo scarso materiale rimastoci. Inoltre faccio più fatica ad appassionarmi a vicende ambientate nel mondo inventato di sana pianta dall’autore rispetto a quelle collocate in un legendarium con una storia secolare alle spalle, quali quelli arturiano e norreno.

Tolkien 04The Lay of Leithian (scritto tra 1925 e 1931, ripreso negli anni ’50, pubblicato nel 1985)
Quattordici dei diciassette canti previsti sono stati composti, rendendo il testo sufficientemente corposo da essere apprezzato con uno sguardo quasi completo. La vicenda è quella dell’amore di Beren, un uomo e quindi mortale, per Luthien, mezza elfa e mezza ainur, e di conseguenza immortale, che lo ricambia. Mandato dal padre di lei in una missione suicida con la promessa di concedergli la mano della figlia, Beren deve recuperare un Silmaril dalla corona di Morgoth. Per chi non conosca la storia di Arda – come me prima di intraprendere queste letture – il mio riassunto è utile come la polvere in casa. I fan di Tolkien, invece, sapranno che questa storia era considerata dall’autore il fulcro di tutto il mondo da lui inventato (ne scrisse infatti almeno quattro versioni). Il poema è anch’esso abbastanza pesante, ma è difficile non provare simpatia per i due innamorati, soprattutto per Beren. Infatti è vero che a compiere le gesta più epiche è Luthien con la sua magia (oltre al cane Huan), ma è forse quasi più eroico osare amare una donna fuori dalla propria portata e “proibita”… ed esserne ricambiato.
In conclusione, i lai del Beleriand sono senza dubbio interessanti, ma io – probabilmente unico al mondo – preferisco Tolkien quando maneggiava materiale non suo.

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3 risposte a LIBRI: J. R. R. Tolkien e l’epica

  1. Daniele Artioli ha detto:

    Ho letto Il Silmarillion un paio di anni fa, e mi è piaciuto da impazzire. L’ho trovato di una poesia incredibile, veramente suggestivo, sebbene le storie siano per lo più estremamente sintetiche e i personaggi spesso poco più che dei nomi; ricordo che avevo da poco finito di leggere la saga di Game of Thrones, e che il confronto era impietoso: nonostante tutta la complessità e la profondità di GoT, Tolkien vince a man bassa.
    Non ho letto le storie al di fuori della Terra di Mezzo, sapendo che erano per lo più incompiute avevo paura di restare deluso o insoddisfatto, ma da come ne hai parlato mi hai convinto; mi sa che alla prossima sortita alla Feltrinelli qualcosa me lo compro. E la storia di Beren e Luthien… mamma mia! Quando ho saputo che Tolkien ha fatto scrivere i loro nomi sulla tomba sua e di sua moglie mi sono venuti i brividi!

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  2. L. A. Moro ha detto:

    Sapevo che Tolkien avesse il pallino dell’epica norrena, da cui ha sempre tratto ispirazione, ma non sapevo di questi libri! Articolo molto interessante

    Piace a 1 persona

  3. illettorecurioso ha detto:

    Molto interessante! Io ho letto solo Lo hobbit per il momento, che so essere solo un assaggio di ciò che mi aspetterà con Il signore degli anelli 🙂

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