LIBRI: I grandi poemi epici Tamil

I cinque grandi poemi epici Tamil sono… bè, quello che si intuisce dal loro nome. Scritti tra il I e il X secolo, hanno in quattro casi su cinque una forte impronta religiosa, elemento non raro nei testi indiani. Sono riuscito a trovare solo due di queste opere, mentre le altre paiono, almeno per ora, non alla portata di chi ignori la lingua tamil (e anche in quel caso si trovano quasi solo in formato elettronico).

Tamil epica 01Cilappatikāram – Il poema della cavigliera (attribuito a Ilango Adigal, I sec. circa)
La figura centrale dell’opera è una donna, elemento piuttosto raro – va ammesso – nella poesia epica, dove i personaggi femminili sono sì importanti ma raramente protagonisti veri e propri. Pur non essendo un poema religioso, Kannagi, la donna, è un esempio di moglie perfetta, di castità e purezza, oltre che di fedeltà al marito. Quest’ultimo, Kovalan, prima la lascia per un’altra, una danzatrice, poi si pente e torna da lei. I due decidono di ricominciare a Madurai, nel regno Pandya, ma una serie di sfortunati eventi porta alla morte del marito, accusato di aver rubato alla regina una cavigliera che in realtà è di Kannagi. La donna, fuori di sé per il dolore, cerca di discolpare l’uomo e poi dà fuoco all’intera città grazie all’appello rivolto alle divinità. Un tipo posato, non c’è che dire. Pur molto interessante per conoscere la cultura indiana e utile approfondimento su danza, musica, religione… risulta piuttosto ostico da leggere. Molte sono le scene che si perdono in dialoghi e smancerie romantiche, a mio avviso un po’ troppo lunghi. Rimane un testo imprescindibile per un amante dell’epica, ma è giusto che sia preparato ad affrontare un testo non leggero.

Tamil epica 02Manimekhalai – La danzatrice con la ciotola magica (attribuito a Sithalai Sathanar, V sec. circa)
Questo è di fatto il sequel del precedente, con la protagonista che è la figlia di Kovalan e della danzatrice. Desiderosa di lasciarsi alle spalle una vita che reputa dissoluta, cerca la sapienza e la liberazione dal ciclo delle rinascite. Nella vicenda sono inserite le storie di tanti altri personaggi contemporanei e antecedenti, elemento tipico della letteratura indiana. Obiettivo principale dell’autore è però propagare la disciplina buddhista, tanto che interi capitoli sono dedicati a disquisizioni filosofiche, talvolta piuttosto pedanti. Utilissimo per farsi un’idea della concezione religiosa dell’epoca, è però forse non abbordabile per un ampio pubblico, benché la sua ridotta lunghezza possa agevolare.

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