LIBRI: La “detective story” di Agatha Christie

L’autrice britannica è una delle più note scrittrici di libri gialli (o noir, che dir si voglia), oltre che – pare – quella che ha venduto più copie nella Storia. Ho letto alcune delle sue opere più note, che commento brevemente qui di seguito per chi avesse in mente di iniziare a sua volta la sua bibliografia.

Christie 01Poirot a Styles Court (The Mysterious Affair at Styles, 1920)
Primo romanzo di AC e primo libro in cui compare il celebre detective belga. La storia è ambientata – come nella più classica tradizione del giallo – in una dimora signorile della campagna inglese. L’autrice riesce a creare la giusta dose di attenzione e a distribuire sapientemente i sospetti sui vari personaggi, così che i dubbi permangano nella mente del lettore. L’unica, piccola, pecca è forse la quantità di eventi e misteri che si verificano contemporaneamente: ovviamente rendono la trama più complessa e interessante, ma richiedono un po’ di sospensione dell’incredulità. Tutto sommato, quindi, un titolo valido, dalla lunghezza non eccessiva che contribuisce, assieme allo stile semplice, alla velocità nella lettura. Come ogni (?) detective letterario, anche Poirot centellina le sue deduzioni per poi sciorinarle nel finale ed è affiancato da personaggi mediocri quanto a capacità di indagine.

Christie 02Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express, 1934)
Uno dei miei preferiti tra i libri di cui scrivo qui. L’esposizione dei fatti è quanto mai schematica ed indicativa del genere detective story: breve introduzione, omicidio, intervista ai sospetti e raccolta prove, soluzione. Qualsiasi orpello è inesistente. Pur nella sua semplicità – e forse proprio grazie ad essa – è decisamente coinvolgente. Non si perde in fronzoli, ma dà al lettore quello che vuole, permettendogli di ragionare a sua volta tramite gli indizi disseminati. Quello che poteva essere un finale deludente e surreale si rivela invece ben orchestrato e originale. Ovviamente non dico alcunché per non spoilerare, nel caso non sappiate la trama. Rimane, si intende, consigliatissimo. P.S. C’è anche qualche stereotipo sugli italiani, per non farci mancare niente.

Christie 03Assassinio sul Nilo (Death on the Nile, 1937)
Ha alcune affinità con il precedente, tra cui l’ambientazione esotica, l’importanza del mezzo di trasporto e l’umanità variegata per nazionalità (ma meno che nell’altro). L’esposizione dei personaggi, però, mi è parsa più caotica ed è stato maggiormente difficile identificarli con precisione ogni volta che comparivano. Inoltre non ho apprezzato tantissimo la presenza di un narratore onnisciente nella suddetta esposizione iniziale. Il romanzo, oltretutto, fatica un po’ ad ingranare. Detto ciò, rimane comunque elaborato nella sua mise-en-scene, con una serie di difficoltà nelle indagini sbrogliate come sempre con maestria da Poirot. Forse l’omicidio è stato perfino troppo arzigogolato e al limite della realizzabilità, ma si tratta di una parziale esagerazione che si può perdonare. Inoltre, per la prima volta, ho trovato che chi affianca Poirot non è totalmente smarrito: chiaramente non può paragonarsi al detective, ma perlomeno non sta tutto il tempo a lamentarsi delle difficoltà e stupirsi delle deduzioni dell’amico.

Christie 04Dieci piccoli indiani (And Then There Were None, 1939)
Titolato inizialmente Dieci piccoli negri ma, si sa, la censura è tiranna, è una delle opere più note della scrittrice. Per qualche motivo credevo fosse un romanzo con Poirot, invece no. Comunque, piuttosto bello. L’idea del survival, della sopravvivenza di un gruppo di persone in un luogo chiuso, mi piace di base, quindi un libro con una simile premessa su di me ha gioco facile. La spiegazione finale degli eventi, oltre che un po’ prevedibile, è forse leggermente insoddisfacente, ma nel complesso il romanzo è intrigante e capace di tenere incollati alle pagine. Ho avuto difficoltà, inizialmente, a riconoscere e tenere a mente tutti i personaggi, ma dopo un po’ si inizia a raccapezzarcisi.

Christie 05La morte nel villaggio (The Murder at the Vicarage, 1930)
Decidendo di avere anche un assaggio di bibliografia legata a Miss Marple – l’altro grande detective di Agatha Christie – mi sono procurato il primo romanzo in cui tale personaggio ha un ruolo chiave (in precedenza era comparsa in storie brevi). Il personaggio in sé non è eccezionale, ma pure Poirot non risultava simpaticissimo. La storia si legge bene e ha anche dei momenti ironici, narrati in prima persona da un conoscente dell’investigatrice, un po’ come accadeva in Poirot a Styles Court. Il crimine, pur venendo esposto in maniera interessante, così come le indagini e le complicazioni del caso, ha una soluzione assurdamente semplice. Nel complesso si tratta di un buon libro, anche se non tra i migliori dell’autrice.
In conclusione, per me Christie è forse tra gli autori più interessanti tra quelli affrontati finora, assieme a H. G. Wells (a parte Burroughs, di cui ho letto l’opera quasi completa).

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