L’horror di Bram Stoker

Bram Stoker è quasi sinonimo di horror e di Dracula. Chi non conosce il personaggio reso celebre dalla penna dell’autore irlandese e da centinaia di pellicole? Nel genere gotico è considerato uno dei maestri che ne hanno creato le fondamenta e segnato il percorso. Riprendendo quando fatto con altri autori vissuto tra Ottocento e Novecento, do qui un commento personale su alcune delle sue opere più significative.

Stoker 01Dracula (Dracula, 1897)
L’opera più famosa di Stoker è meritatamente un caposaldo del genere horror. Fu questo romanzo, infatti, a rendere popolari i vampiri agli occhi dei lettori desiderosi di vicende pulp ed emozioni forti, ma anche a trasformarli in oggetto di attenzione tale da consegnarli alle generazioni a venire come tema sempre attuale. E’ difficile, in realtà, valutare quanto abbia influenzato l’immagine che abbiamo dei vampiri e quanto li abbia resi noti, dato che – almeno per quanto mi riguarda – non so esattamente che ruolo e rilevanza coprissero nel folklore collettivo. Credo però sia indubbio che sia stato un “megafono” non di poco conto.
La storia è avvincente, benché debba ammettere che c’è un forte divario tra l’inizio – davvero adrenalinico e ricco di tensione – e il resto del libro. Ritengo, infatti, che molte pagine siano troppo infarcite di bla-blare, che i personaggi avrebbero potuto parlare di meno ed agire di più. Alcuni dialoghi sembrano quasi inutili e troppo prolissi. Tuttavia, non sono poche le scene di suspense e i punti avvincenti.
I personaggi sono quasi tutti interessanti, anche se un po’ troppo “ottocenteschi” per il lettore moderno (basti pensare al linguaggio forbito). Le donne protagoniste vengono esaltate a livelli quasi imbarazzanti – benché senza dubbio l’iniziativa sia lodevole – mentre gli uomini si dividono tra quelli di un certo spessore e quelli che erano di un certo spessore prima di sposarsi, dopodiché diventano delle ridicole macchiette.
Devo dire che immaginavo la storia come decisamente differente da come si è poi realmente dipanata, ma la cosa può essere sia un pregio che un difetto. Consiglio questo romanzo per ciò che rappresenta e anche perché nel complesso non è male.

Stoker 02L’ospite di Dracula (Dracula’s Guest, 1897 ma pubblicato nel 1914)
Racconto molto breve che era in origine l’inizio del romanzo Dracula, ma che fu eliminato dall’editore ritenendo il libro già troppo lungo. La forma finale probabilmente non è uguale a quella prevista inizialmente, dato che ci sono alcune discrepanze tra il racconto e il romanzo. La storia, pur breve, è accattivante e relativamente coinvolgente. Pare quasi un prologo al tema dei vampiri che verrà trattato più diffusamente in Dracula. Il personaggio, comunque, ha un ruolo importante ma al tempo stesso non compare.


Stoker 03Il gioiello delle sette stelle (The Jewel of Seven Stars, 1903)
Ho letto recensioni abbastanza negative su questo libro e la cosa mi ha un po’ lasciato perplesso, perché a me è piaciuto abbastanza. Sarà per la sua lunghezza inferiore, ma l’ho trovato – seppur forse inferiore da un punto di vista meramente letterario – meno prolisso di Dracula. La tendenza a tirarla un po’ troppo per le lunghe è percettibile nella parte finale, ma complessivamente è una lettura avvincente, che riesce a mescolare la tensione del noir con quella del genere prediletto dall’autore. Il tema, questa volta, è un altro classico “mostro” della narrativa e del cinema, la mummia; naturalmente tombe, antichi rituali, maledizioni, ecc., sono centrali. Il romanzo ha ricevuto alcuni adattamenti cinematografici, nessuno dei quali fedele e nessuno dei quali particolarmente di qualità.

Stoker 04La tana del verme bianco (The Lair of the White Worm, 1911)
Non ho ben capito alcune mosse dei personaggi di questo libro. Di fronte ad un pericolo mortale per la comunità, si dilungano in dialoghi prolissi, che spezzettano con dormite e colazioni. Un aplomb decisamente eccessivo caratterizzato da conversazioni che tardano ad arrivare al dunque. Un altro tizio diventa pazzo quasi senza motivo. Un altro in pratica compie una mossa suicida senza apparente spiegazione. Il romanzo mescola una serie di elementi interessanti che però vengono presentati senza troppo approfondimento: voodoo, mesmerismo, draghi. Da ciò che ho scritto si capisce che… mi è piaciuto. Sul serio, tutto sommato è una lettura spedita e che riesce almeno in parte a conquistare. Però, ripeto, è talmente surreale in alcuni suoi aspetti che non sono sicuro di averlo compreso bene; o forse semplicemente non ha molto senso. Da notare una certa dose di razzismo e di sessismo, tipicamente ottocenteschi, per non farsi mancare nulla.

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