LIBRO E FILM: La città perduta di Z

La vita e le opere di Percy Harrison Fawcett, esploratore britannico che nel primo quarto del Novecento viaggiò in lungo e in largo per l’Amazzonia alla ricerca delle tracce di una civiltà evoluta nella foresta pluviale.

Z - La città perdutaZ – La città perduta
(The Lost City of Z, 2009, di David Grann)
Il saggio nacque come articolo di giornale e venne poi ampliato fino ad arrivare ad essere una biografia piuttosto esaustiva dell’esploratore, forse l’ultimo che potrebbe essere definito come tale. La sua vicenda è inframmezzata dalla descrizione di altri tentativi di risolvere il mistero dell’esistenza di una civiltà evoluta in Amazzonia, così come dalla narrazione sulle spedizioni volte a ritrovare lo stesso Fawcett e dalla ricerca sul campo dell’autore. La storia senza dubbio presenta un certo fascino: la teoria – che divenne ossessione – dell’esploratore, le sue continue spedizioni scientifiche nella foresta, la sua misteriosa scomparsa durante l’ultima di queste campagne… ce n’è abbastanza per incuriosire più di un avventuriero o giornalista. Il saggio, prevedibilmente, non dà risposte definitive, anche se formula delle teorie interessanti. Si legge molto bene e non risulta pedante, complice anche la vicenda, che di per sé è ricca di fascino.

Civiltà perdutaCiviltà perduta
(The Lost City of Z, 2016, USA, di James Gray)
Il trailer mi aveva super-infoiato, ma alla fine il film si è rivelato medio. Sicuramente è piuttosto fedele alla Storia, salvo un po’ nel finale, nel quale inventa qualcosina e, più che altro, non inserisce un personaggio abbastanza importante. Pur non essendo deludente in assoluto, non riesce mai a decollare veramente, rimanendo piuttosto piatto e, di conseguenza, rischia di stancare (anche perché dura 140 minuti). La vicenda si sarebbe prestata senza dubbio a qualcosa di più intrigante e che-tiene-incollati-alla-sedia, invece purtroppo non ci si sente mai realmente coinvolti nelle difficoltà dei protagonisti. Re Artù, un vampiro e Spiderman fanno quello che possono, ma anche loro si limitano ad essere professionali, senza mai esaltare realmente. Non mi sento di bocciarlo, perché rimane un prodotto ben confezionato, ma non supera il livello di “buona professionalità tecnica e narrativa”.

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