LIBRI: Le gesta del Buddha + Nanda il bello

Asvaghosa è uno dei più celebri poeti indiani di tutti i tempi e uno dei padri fondatori della letteratura dell’India, assieme a Valmiki e Kalidasa. Vissuto tra I e II secolo d.C., era anche filosofo e monaco. Scriveva in sanscrito, della cui lingua è considerato il primo drammaturgo. A me però, come ben sa chi frequenta questo blog, interessa l’epica, e così mi sono letto i due esempi di questo genere scritti dall’autore.


Le gesta del Buddha (Buddhacarita)

Questo testo è un mahakavya (letteralmente, “grande poema”), un genere tipico della letteratura indiana, e che è stato assimilato a quello che da noi è noto come poema epico. Come già detto per altre opere del subcontinente, ad un lettore occidentale pare piuttosto diverso da quelli che sono i canoni della poesia eroica nostrana. Le scene d’azione sono infatti inesistenti o, per meglio dire, si svolgono su un piano mentale e trascendente, non su quello terreno dello scontro campale. Il protagonista dell’opera è infatti il Buddha per antonomasia, Gautama (o Sakyamuni), che a poco a poco scopre il suo disinteresse per le cose di questo mondo, come la ricchezza e il potere e decide di condurre una vita ascetica. I suoi nemici sono dunque le passioni, i sensi, l’attaccamento ai beni terreni… e li combatterà, come dicevo, su un piano filosofico e ultra-terreno. La vicenda del giovane a cui il padre nasconde le brutture del mondo esterno perché non le veda e non ne sia turbato è diventata un topos letterario non solo in Oriente. L’opera non è male, anche se può risultare pesante a chi non sia avvezzo a testi di una certa complessità. L’azione è minima, a parte qualche breve battaglia contro le passioni incarnate in creature nemiche, ma è un testo importante per conoscere la filosofia buddhista e l’antica letteratura sanscrita.

Nanda il bello (Saundarananda)
Altro mahakavya con diverse somiglianze con il precedente. La struttura di base della trama è la medesima: un percorso di illuminazione, un passaggio dalla vita legata ai piaceri terreni alla ricerca della liberazione dalle tentazioni dei sensi. In un certo senso, è il sequel del precedente. Perché ad iniziare Nanda alla liberazione dal ciclo delle reincarnazioni è Buddha stesso, suo fratellastro. Il percorso di iniziazione è ancora più estremo, perché se Sakyamuni era ricco e ignaro della realtà del mondo perché cresciuto in un guscio di bambagia, Nanda è invece più scafato, ma bello e amante dei piaceri. Come il libro precedente, è una lettura per stomaci forti, perché chi ricercasse un semplice intrattenimento finirebbe per trovare un mattone forse troppo ostico. E’ quindi qualcosa da prendere in mano con la consapevolezza di avere di fronte un testo importante dal punto di vista storico, filosofico e letterario, ma non un passatempo rilassante.

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