LIBRI: I romanzi d’avventura di Emilio Salgari

Salgari fu un importante scrittore di narrativa di intrattenimento, noto per aver creato il personaggio di Sandokan, che fu reso celebre da varie trasposizioni cinematografiche e televisive. Come già fatto per altri autori vissuti tra Ottocento e Novecento (HopeVerne e Wells), mi sono dedicato alla lettura di alcune delle sue opere più famose, per avere un assaggio della sua prolifica bibliografia.

salgari-01Le tigri di Mompracem (1883-84)
Il primo romanzo del ciclo dei pirati della Malesia fu pubblicato a puntate con il titolo “La tigre della Malesia” e solo nel 1900 venne ristampato come volume unico. E’ questo il libro che vede la comparsa del celebre Sandokan. C’è da dire che la scelta di un protagonista “di colore” è stata piuttosto audace, in un’epoca in cui l’eroe era generalmente il bianco di pura razza europea. La storia è senza dubbio avventurosa, ricca di azione e momenti di tensione e Salgari fa centro quanto ad intrattenimento. La trama non è delle più elaborate, ma non è un grande problema, soprattutto considerando che si tratta del romanzo introduttivo della serie (anche se all’epoca forse l’autore non aveva ancora pensato ad una serializzazione). Considerando, inoltre, che Salgari non aveva mai messo piede nei luoghi in cui ambienta le vicende, ha fatto un buon lavoro. Il difetto principale è, secondo me, l’eccessiva ripetitività di alcune scene, in particolare i dialoghi tra alcuni protagonisti, che risultano talvolta troppo simili tra loro e che vanno a battere sempre sugli stessi concetti. Il linguaggio è un po’ arcaico, ma non tanto da rendere difficoltosa la lettura. Lo consiglio come intrattenimento non impegnativo, soprattutto se si vuole conoscere un autore importante della narrativa italiana raramente citato a scuola in quanto “minore”.

salgari-02I misteri della jungla nera (1887)
I personaggi di questo secondo volume differiscono completamente da quelli del precedente. Solo dal terzo libro, infatti, le due storie convergeranno in una unica (chissà se Salgari aveva pianificato fin da subito di far incontrare i protagonisti delle due opere). La vicenda, questa volta, si svolge in India, nel bacino del fiume Gange. Anche in questo caso il personaggio principale è un indigeno, di nome Tremal-Naik. Come Sandokan, quando perde la testa per una donna, la perde sul serio, diventando una specie di imbecille la cui ragione è offuscata dal pensiero dell’amata; anche la logica più elementare viene meno. Al di là di ciò, il libro è capace di avvincere il lettore e farlo immergere nelle atmosfere esotiche a cui lo stesso attore attingeva solo tramite fonti. I cattivi sono particolarmente interessanti e ci si può solo augurare che facciano capolino nuovamente.

salgari-03I pirati della Malesia (1896)
Il terzo libro del ciclo indo-malese unisce i protagonisti dei precedenti due e li fa scontrare con quello che si rivelerà un comune nemico. Non si discosta troppo dai romanzi precedenti per tipo di storia, di stile narrativo, di espedienti e psicologia dei personaggi. Ciò porta ad alcune ripetitività che si sarebbero potute evitare, nonostante non inficino la lettura nel suo complesso, che risulta spedita e gradevole. Alcune cose restano inspiegabili, ad esempio come faccia Sandokan, con tutte le gaffe che commette e gli uomini che manda a morire per i propri interessi, a rimanere un leader carismatico e amatissimo (anche se in questo romanzo questo aspetto è ridotto rispetto al primo). Insomma, più ancora che nei libri che lo precedono, il pregio maggiore è la scorrevolezza, unita ad una certa semplicità che può essere sia un pregio che un difetto, a seconda dell’impegno che si richiede alla lettura. Elemento negativo è, per me, il finale affrettato: ciò che si sarebbe potuto raccontare in un volume intero, è liquidato in un capitolo. Allo stesso modo, un personaggio introdotto in precedenza – che ora non “serve più” ai fini della trama – sparisce senza che venga detto che fine abbia fatto.

salgari-04Le due tigri (1904)
Ultimo romanzo della prima fase del ciclo dei pirati della Malesia. Tornano in campo i personaggi del terzo libro, ora con nuovi obiettivi e nemici diversi, scavando però nel passato. E’ decisamente riuscito e a mio avviso si percepisce meno la ripetitività che in certi casi ha fatto capolino nelle opere precedenti. Qualche evidente ingenuità dei protagonisti lascia un po’ perplessi, ma come dico in questi casi, in fondo ciò li rende solo più umani. Gli avversari sono abbastanza interessanti, ma si sarebbero potuti caratterizzare meglio e rendere la sfida tra buoni e cattivi più “intellettuale”, maggiormente un gioco di strategie. Allo stesso modo, anche l’uso della forza bruta non è sempre accattivante e carico di tensione, soprattutto nella sfida finale, risolta troppo facilmente. Rimane comunque un prodotto ben confezionato, che fonde maggiormente storia e fiction rispetto a quanto visto finora.

Salgari 06Il corsaro nero (1898)
Primo romanzo del ciclo dei “pirati dei Caraibi” e uno dei più noti dell’autore. Ricorda per parecchi aspetti, e non solo l’argomento piratesco, le storie di Sandokan. Il tema della vendetta, il passato nobile, l’amore a prima vista, le fughe rocambolesche… c’è tutto. Tuttavia, forse pongo questo libro un pelo al di sotto di quelli sulla Malesia, pur non mancando dei buoni capitoli, ricchi di suspense. A fregarlo è soprattutto la parte centrale, con un inseguimento nella foresta che è un po’ troppo prolisso, forse perfino pedante e nozionistico in alcuni punti, e che poteva svolgersi in maniera molto più rapida. Complessivamente non boccio l’opera, che anzi genera una certa curiosità nei confronti dei capitoli successivi della saga.  In particolare, alcuni personaggi sono piuttosto interessanti e sarebbe bello poterli approfondire di più.

Ai romanzi d’avventura per cui Salgari è noto, ho aggiunto due opere di genere diverso, non cappa-e-spada, ma sempre piene di azione.

Salgari 05Le meraviglie del Duemila (1907)
Romanzo breve a tema fantascientifico, in cui si descrive quello che, all’epoca di Salgari, era il futuro. Libro di non eccelsa qualità, per quanto mi riguarda. L’inizio è accattivante e lascia ipotizzare degli sviluppi molto interessanti. Invece si rivela essere solo una compiaciuta elencazione di cose meravigliose e sviluppi tecnologici che il futuro riserva, con dialoghi poco incisivi e vivaci tra i protagonisti. A lungo andare diventa anche ripetitivo e temevo che non si sarebbe mai sviluppata una storia vera e propria, ma che continuasse allo stesso modo fino alla fine. Invece un accenno di trama emerge nell’ultima parte, peccato che però non sia particolarmente avvincente. Insomma, mi spiace dirlo, ma sono rimasto abbastanza deluso. Valido solo come divertissement per vedere come uno scrittore ha ipotizzato il 2003 quasi cento anni prima.

Cartagine in fiamme (1908)
Ambientato ai tempi della terza guerra punica, ha per protagonista un reduce delle seconda, compagno di battaglie di Annibale (e questo, cronologicamente parlando, è impossibile, data l’età dei personaggi). Al di là delle forzature storiche, la storia è piuttosto avvincente e sebbene abbia parecchi aspetti in comune con altre dell’autore, riesce a presentare sufficienti elementi di novità. Alcuni personaggi sono meglio caratterizzati del solito e pur essendoci le abituali infatuazioni d’amore al limite dell’assurdo, il protagonista non diventa un rincitrullito totale quando è sotto l’effetto dell’amore. La trama, che mescola vicende private ed eventi storici, è ben sviluppata e, sebbene forse il finale avrebbe richiesto più spazio, ogni parte della narrazione è ben dosata. Dall’opera è stato tratto un omonimo film (1960, di Carmine Gallone), abbastanza fedele ma con importanti differenze.

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