LIBRI: L’epica cavalleresca italiana

Anche in italiano abbiamo qualche esempio di poesia epica, benché non siano numerosissimi. Tra i più famosi, certamente si collocano i tre “grandi classici” della poesia cavalleresca, nemici di ogni studente delle superiori, ma validi compagni di tempo libero per chi li affronta successivamente.

Orlando innamoratoOrlando innamorato, di Matteo Maria Boiardo
La prima edizione è del 1483. Si tratta di un’opera densa di battaglie e amori la cui minor fama rispetto a quelle di Ariosto e Tasso è probabilmente giustificata, per quanto sia poco bello dirlo.L’esposizione narrativa e la ricercatezza linguistica, infatti, hanno qualcosa in meno rispetto ai “sequel”. Nonostante ciò, la lettura non è spiacevole e vi si riscontra anche un maggior umorismo (Astolfo, in particolare, è molto più una macchietta di quanto accade in “Orlando furioso”). L’unico vero difetto è forse la lunghezza eccessiva, che normalmente è una cosa di cui non mi lamento ma che qui mi ha fatto un po’ soffrire (arrivare a pag. 900 sapendo che ne mancano ancora più di 300…), anche perché l’opera è pure incompleta.

Orlando furiosoOrlando furioso, di Ludovico Ariosto
La prima edizione è del 1516. Innanzitutto, bisogna riconoscere il coraggio dell’autore nel prendere in mano il lavoro di un altro e decidere di finirlo. La capacità di intrattenimento di Ariosto è buona, considerando che ha dovuto recuperare del materiale già impostato. Non è una lettura facile o “per tutti”, come si può intuire, ma è piuttosto interessante e scorrevole nonostante la lunghezza. Alcuni eventi a mio avviso non ricevono la giusta importanza (sia in eccesso che in difetto) e questo è forse l’elemento che ho apprezzato meno. Grande pregio, invece, riveste ai miei occhi l’importanza della figura di Astolfo, il mio personaggio preferito (si era capito?). Altra scelta che ho apprezzato è stata quella [SPOILER] dello scontro finale tre contro tre tra cristiani e musulmani.

Gerusalemme liberataGerusalemme liberata, di Torquato Tasso
La prima edizione è del 1581. E’ quella che io ritengo l’opera migliore di stampo epico-cavalleresco che sia stata prodotta in italiano oltre che, forse, un vero e proprio spartiacque nel genere epico. La “Gerusalemme liberata”, infatti, scritta in epoca moderna già inoltrata, è l’ultima vestigia di un mondo, quello medioevale, che di fatto è scomparso e che viene quasi nostalgicamente rievocato nelle sue pagine. L’elemento magico è quasi del tutto assente, mentre fa capolino quello storico, sia nei personaggi presenti, sia nel finale, che vede i crociati conquistare Gerusalemme (spoiler?). E’ probabilmente proprio questa maggiore “serietà” che mi fa considerare questo poema il migliore dei tre, oltre alla capacità di tessere le fila di tutte le storie parallele che vi vengono descritte (ma in questo probabilmente il primato va ad Ariosto).

Questi tre poemi, benché siano i più famosi, non esauriscono la materia cavalleresca italiana. Se avrò modo di leggerne altri esempi, è possibile che torni a parlarne.

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