LIBRI: Il prigioniero di Zenda + seguiti

di Anthony Hope

il-prigioniero-di-zendaIl prigioniero di Zenda
Scritto nel 1894 e ambientato nel Paese fittizio di Ruritania, a lui  si deve il nome “Ruritanian romance” con cui sono appellati i romanzi di questo tipo. Gli elementi tipici sono lo Stato inventato, ma collocato in un contesto reale (in genere l’Europa centro-orientale), gli intrighi politici, gli scambi di identità, gli intrecci amorosi. Questa storia sembra un po’ “Il principe e il povero”, ma nella variante “il re e il ricco”. Ad ogni modo, la vicenda è interessante ed esposta in maniera lineare, semplice, efficace. Non troppo elaborato – soprattutto nella fase finale ogni sotterfugio e sottigliezza lascia il posto alla pura e semplice azione di forza – ma comunque capace di intrattenere il lettore, deve il suo successo principalmente ai paradossi, alle ironie, ai pericoli che fanno seguito allo scambio di identità. E’ un po’ bizzarro, a mio avviso, che l’arma bianca abbia un ruolo così rilevante nella seconda metà dell’Ottocento: avrei detto che le armi da fuoco dovessero avere maggiore rilevanza; tuttavia, questa scelta contribuisce a dare il tanto desiderato tocco cappa-e-spada, che aumenta il fascino romantico dell’ambientazione. Toccante e drammatico in certe parti, il libro risulta nel complesso un valido intrattenimento e una veloce lettura.
Da questo romanzo sono stati tratti numerosi film.

il-cuore-della-principessa-osraIl cuore della principessa Osra
Questo secondo volume, uscito del 1896, è talvolta definito un prequel dell’altro, ma in realtà le storie sono totalmente scollegate. Qui, infatti, si narrano fatti avvenuti circa un secolo prima in Ruritania, ma che non hanno strettamente a che fare con quelli riportati nel primo romanzo. Protagonista è la principessa Osra, che grazie alla sua bellezza attira l’amore di più di uno spasimante – dal più umile al più altolocato. Lei talvolta ricambia l’attrazione, altre invece la respinge, ma l’autore è stato in grado di rendere interessante ciascuno dei racconti di cui il libro si compone. Non tutti sono ugualmente riusciti, beninteso, ma in alcuni si toccano punte di drammaticità o di ironia che meritano un plauso. Anche gli spasimanti risultano nel complesso ben caratterizzati, ciascuno con le proprie peculiarità. Da un punto di vista strettamente letterario, forse questo libro supera “Il prigioniero di Zenda” benché, ovviamente, abbia una trama meno sviluppata.

rupert-di-hentzauRupert di Hentzau
Questo terzo libro, pubblicato nel 1898 (ma scritto quattro anni prima) è a tutti gli effetti il sequel de “Il prigioniero di Zenda”. Molti sono i personaggi ripresi, qualcuno fa da new entry. Come nel primo romanzo, ai sotterfugi e al gioco delle parti iniziali si sostituisce pian piano la pura azione di forza. Non saprei dire con sicurezza se sia più azzeccato questo episodio o il precedente, ma probabilmente opterei per il primo della saga. Non che questo manchi di intrighi, ma svolgono forse una parte leggermente inferiore, a scapito della suspense e dell’arrovellamento mentale dei personaggi. Anche il dramma, pur essendo ampiamente presente, è forse ad un livello leggermente inferiore, complice anche il nuovo narratore, meno coinvolto nelle vicende più “toccanti”. Ciò non toglie che si tratti di una valida lettura, un esempio di romanzo d’avventura di fine Ottocento che può valere la pena prendere in mano.  Una piccola nota personale: leggendo sono arrivato a chiedermi cosa sarebbe successo se, per assurdo, i personaggi avessero avuto il cellulare o anche solo il telefono: tutta la tensione e le difficoltà sarebbero andate a farsi friggere in un attimo (ma si tratta solo di un mio stupido viaggio mentale).

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