LIBRI: Aniara

Aniaradi Harry Martinson

Non ho un gran buon rapporto con i poemi epici scritti dopo il 1900, perché spesso si tratta di un’accozzaglia di citazioni, espressioni enfatiche, linguaggio studiato, deliri… che poco hanno a che fare con la chiarezza narrativa della vera epica e con le sue figure eroiche. Questo non vuol dire che io sia totalmente avverso ad una rielaborazione del genere. Lo dimostra il mio apprezzamento per “Aniara”, opera del premio Nobel Harry Martinson, scritta nel 1956.
Si tratta di un poema estremamente moderno nei suoi temi – anzi, futuristico – che a mio avviso ben esprime la necessità dell’epica di trattare nuovi argomenti con il procedere dei secoli. Così, in “Aniara” assistiamo al naufragio di una nave spaziale alla deriva nel cosmo, senza più meta né punti di riferimento. Già da queste premesse si può intuire quanto sia straziante la narrazione, che tratta della disperazione dell’equipaggio e dei passeggeri, imbarcatisi in cerca di una vita migliore e condannati ad una perenne incertezza del futuro.
Il continuo vivere in uno spazio chiuso e la mancanza di un reale obiettivo rendono l’atmosfera straniante. I giorni si susseguono incessantemente (segnati solo dallo scorrere del tempo, non certo dal sorgere e tramontare di una stella), pesanti come macigni, appena alleviati dalle poche distrazioni che la nave può offrire: prima fra tutte la macchina Mima, che proietta ai passeggeri bisognosi di illusioni le immagini di un remoto (e felice) passato. Una vera e propria droga.
Fino a dove giungerà l’umanità? Come reagirà a questa tremenda prova?
Penso che l’autore sia stato in grado di rendere in maniera quasi perfetta la solitudine di un’esistenza condotta in questo modo, circondati da persone ma, in fondo, completamente soli. E, nel loro insieme, i passeggeri sono effettivamente soli: perduti nel cosmo, a chissà quale distanza da altri esseri umani, da un mondo abitabile, sempre che ce ne siano. Non è una lettura leggera e se siete giù di morale vi consiglio di aspettare un momento più adatto.
Il testo è figlio del suo tempo e vi traspaiono le paure legate al periodo in cui è stato scritto: Guerra Fredda e armi nucleari. Inoltre, la descrizione delle tecnologie può suonare strana, essendo stata realizzata sessanta anni fa, ma essendo riferita ad un imprecisato futuro. Niente di insuperabile. Lasciatevi solo trasportare dalle atmosfere cupe e oniriche create da Martinson.

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