LIBRI: Ciclo di Pellucidar

Questa è considerata la terza serie, per importanza, di Edgar Rice Burroughs, ma probabilmente la sua posizione sul podio è dovuta al numero dei volumi e all’anno di uscita del primo romanzo: in entrambi i casi occupa infatti il terzo posto. Dato che si tratta di elementi della trama che in teoria sono già noti a chi si accinge a questa lettura, spoilero qui che, in sostanza, la serie si basa sul presupposto che il mito della terra cava sia vero.

Copertina di un'edizione americana del libro

Copertina di un’edizione americana del libro

[At the Earth’s Core] (1914)
E’ un’opera fantasy in cui, ancora una volta, l’autore ci conduce in un mondo immaginario popolato da creature arcane e preistoriche (senza dubbio la primitività è uno dei temi preferiti da Burroughs).  L’inizio sembra quello di un’avventura di Topolino o Paperino, nella sua semplicità e immediatezza. In sé il romanzo non è male e riesce ad intrattenere piuttosto bene, però per chi ha già dimestichezza con Burroughs, gli elementi di similitudine con opere su Tarzan o John Carter sono forse troppi. Le innovazioni e le diversità, per quanto presenti, non sono probabilmente sufficienti a rendere quest’opera una creazione autonoma che possa essere percepita come “necessaria” nel catalogo dell’autore. Va però precisato che questo libro è antecedente agli altri citati e che sono quindi questi ultimi, per quanto forse meglio riusciti, che dovrebbero essere considerati dei “doppioni”. Il finale lascia decisamente in sospeso e, sebbene possa considerarsi una storia conclusa, è chiaro che un seguito era auspicabile e, quasi certamente, scontato.


Copertina della prima edizione americana

Copertina della prima edizione americana

[Pellucidar] (1915)
Il secondo episodio parte di gran carriera: il prologo è davvero entusiasmante e anche il primo capitolo lascia con il fiato in sospeso, invogliando a sapere come evolverà la situazione, ripresa dal volume precedente. Successivamente il tono scende un po’, anche se rimane una valida narrativa di avventura e azione. Il finale è particolarmente esplosivo, con vicende su grande scala, forse troppo grande, che danno quasi la sensazione che il tutto stia sfuggendo di mano e che gli eventi narrati siano un po’… eccessivi. Viene da chiedersi cosa rimanga ancora da raccontare. Volendo, la serie avrebbe potuto concludersi qui, dato che si può dire che termini un importante capitolo della vita dei protagonisti.


Copertina dell'edizione americana originale

Copertina dell’edizione americana originale

[Tanar of Pellucidar] (1929)
Questa volta il protagonista è un altro, nella fattispecie colui che dà il titolo al romanzo. Inoltre, la storia è narrata in terza persona. Si ritrovano molti degli elementi classici di Burroughs: le donzelle in difficoltà, gli innamoramenti, i rapimenti e le fughe. Non sono convinto che la scelta dei nemici sia stata troppo felice, ma sicuramente si è trattato di un’invenzione coraggiosa, più originale di tante altre più semplici e banali che si sarebbero potute fare. E’ un capitolo senza troppa lode e senza particolari infamie. Ritengo che una scena (quella in cui i protagonisti giungono a vedere il Sole del mondo esterno), sia stata resa in maniera particolarmente efficace nella sua enfasi.


Copertina dell'edizione americana

Copertina dell’edizione americana

[Tarzan at the Earth’s Core] (1930)
Crossover tra la serie di Tarzan e quella di Pellucidar. Per chi non ha mai letto quest’ultima, all’inizio è presente un riassunto con gli elementi essenziali per la comprensione. Per gli altri, basta che sappiano bene o male chi è Tarzan. L’idea del crossover è stata davvero azzeccata e, per l’epoca, forse anche innovativa. Fanno una piccola comparsa personaggi di libri precedenti di entrambe le saghe. Tra i nuovi arrivati,  una serie di eroici tedeschi, inseriti probabilmente per accattivarsi di nuovo le simpatie dei lettori della Germania dopo la non lusinghiera descrizione fatta dei teutonici in “Tarzan l’indomabile”. Il protagonista, oltre all’Uomo Scimmia, è un personaggio secondario (ma fondamentale) di “Tanar of Pellucidar”. E’ presente anche la classica vecchia caricatura dell’afroamericano che parla con accento buffo e ci arriva mica tanto con la testa (motivo per cui il libro non verrebbe mai pubblicato in Italia neanche se si volesse).
Si tratta di uno degli episodi meglio riusciti della saga di Pellucidar (e non è solo merito di Tarzan). Le ambientazioni sono varie, diversi i personaggi interessanti, numerosi i colpi di scena, alcuni dei quali a mio avviso piuttosto ben realizzati. Insomma, per me è una delle opere meglio riuscite di Burroughs: forse non per lo stile, forse non per la fantasia, ma certamente per l’adrenalina si può collocare piuttosto in alto nell’elenco.


Copertina della prima edizione economica americana

Copertina della prima edizione economica americana

[Back to the Stone Age] (1937)
L’episodio inizia collegandosi strettamente al precedente, tanto che il protagonista è uno dei personaggi del quarto romanzo. Ancora una volta Burroughs può mostrarci le difficoltà di sopravvivere in un mondo selvaggio e sconosciuto, lasciando trapelare una certa ridondanza con gli episodi precedenti. Vengono illustrate nuove creature più o meno assurde, inducendoci a chiederci quante specie senzienti esistano in Pellucidar. Il personaggio di cui seguiamo le vicende è, più che negli altri casi, un super-uomo, dotato di una forza e di una capacità di combattimento ai limiti del credibile. Per il resto questo romanzo non spicca particolarmente sugli altri né, per fortuna, mostra grandi segni di uno scadimento qualitativo.


Burroughs - Pellucidar 5

Edizione americana con l’ennesima “donzella in difficoltà”

[Land of Terror] (1944)
In questo episodio, Burroughs sembra voler dare libero sfogo a tutto quello che si è tenuto dentro e a tutte le potenzialità che Pellucidar può esprimere. Forse anche per via del fatto che i romanzi di questa serie vanno rarefacendosi nel corso degli anni, introduce numerose creature e avventure in questo libro, che può suddividersi in cinque racconti correlati tra loro. Il protagonista torna ad essere quello dei primi due romanzi del ciclo e penso che sia un bene, dato che ci avviamo alla conclusione. Come gli altri capitoli della serie, si lascia leggere velocemente (è anche piuttosto corto), ma a parte il puro intrattenimento non offre molto di più. La prima parte ricorda alcuni elementi di “Tarzan e gli uomini formica” e vi si manifesta una sorta di misoginia (o meglio, di paternalismo nei confronti delle donne). La parte successiva, invece, ha tratti in comune con la seconda metà di “Tarzan l’indomabile” (la seconda metà è quella brutta).


Burroughs - Pellucidar 6

Copertina dell’edizione americana

[Savage Pellucidar] (pubblicate le prime tre parti nel 1942, la quarta postuma nel 1963)
L’ultimo capitolo della saga del mondo sotterraneo si compone di quattro episodi, di cui leggendo il libro si percepiscono sia gli elementi di rottura sia quelli di unione. Si tratta di una storia “corale”, con più di un protagonista. Uno dei personaggi, Ah-gilak, è a mio avviso particolarmente ben caratterizzato, oltre che macchiettistico. Come vicenda è ben riuscita, anche se la divisione in parti limita ovviamente lo sviluppo di una trama particolarmente articolata, sebbene permangano i tipici giochi di intrecci di Burroughs. I difetti principali, se vogliamo trovarli, sono due elementi che spesso il buon Edgar applicava: le continue coincidenze e il finale un po’ sbrigativo. Si tratta comunque di scelte che possono essere condivise da altri lettori. Non si percepisce, nel suddetto finale, il fatto che si tratti della conclusione della saga, cosa del resto tipica dell’autore, che forse preferiva riservarsi la possibilità, un giorno, di riprendere in mano il materiale.

Conclusioni
Di per sé la saga non è malvagia, anzi, come lettura d’evasione è perfetta: il tipico libro da leggere sotto l’ombrellone, come si suol dire. Tuttavia, a parte questo, non trovo personalmente particolari motivi per cui qualcuno dovrebbe preferire questa serie ad altre più famose (come quella di Marte) o meno note ma ben scritte ed impostate (come quella della Luna). Bisogna però sottolineare che l’ambientazione è quanto meno originale, rispetto alle altre generalmente usate da Burroughs, ovvero altri pianeti, o luoghi nascosti sulla superficie della Terra (e non nella Terra cava come in questo caso). Inoltre si tratta forse del caso in cui – date le premesse – ci si è sforzati maggiormente di rendere il tutto coerente e credibile, dalle descrizioni dell’ambiente a quello delle popolazioni. Un elemento negativo (almeno per me) è una certa ridondanza nei personaggi femminili “tsundere” (mi passate il termine?) e, diciamocelo, talvolta anche un po’ stronzi. Se siete dei patiti dell’autore e masticate discretamente l’inglese, tuttavia, non potete perdervi quest’opera che, come dicevo all’inizio, è pur sempre sul podio per una serie di ragioni.

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4 risposte a LIBRI: Ciclo di Pellucidar

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