LIBRI: Ciclo della Luna

Una serie di fantascienza scritta da Edgar Rice Burroughs che, pur essendo noto per aver creato il personaggio di Tarzan, senza dubbio prediligeva le avventure nello spazio, intrecciandole con elementi fantasy. Si tratta di tre libri che possono essere considerati uno solo, essendo stati spesso pubblicati in volume singolo ed essendo stati concepiti come opera unica.

Copertina della prima edizione americana del libro

Copertina della prima edizione americana del libro

La fanciulla lunare (titolo originale: The Moon Maid, 1923)
La storia si svolge nello stesso universo letterario del ciclo di Barsoom, tanto che viene perfino citato John Carter. Non credo di spoilerare se dico che le vicende hanno luogo prevalentemente sul satellite della Terra. Gli elementi in comune con la serie di Marte sono numerosi, anche al di là dell’ambientazione “aliena”. La trama presenta numerose somiglianze ed è bene che chi, indeciso se intraprendere o meno questa lettura ma non troppo convinto, lo sappia. Nonostante questo, a me è piaciuto parecchio questo primo capitolo e, sebbene temessi una brutta versione di John Carter, sono stato smentito. La storia ha elementi forse più fantastici, se vogliamo quasi fiabeschi. L’inizio è piuttosto impattante, in quanto il lettore viene posto immediatamente di fronte ad una ucronia, poiché la Storia viene riscritta da Burroughs. Va però ricordato che, scrivendo nel 1923, l’autore in realtà stava immaginando un possibile futuro prossimo ed è difficile dire quanto contasse sul fatto che le vicende da lui narrate fossero ambientate 40 anni dopo (che non era un futuro poi troppo lontano) e quanto volesse semplicemente scrivere qualcosa di fantasia senza che gli importasse troppo di come sarebbero andate in realtà le cose. Ad ogni modo, pur iniziando nel 1967, le vicende principali si svolgono nel 2026. Confusi? Bè, leggete il romanzo e capirete! Ma torniamo alla storia. Dopo l’inizio impattante, dicevo, i momenti di stanca sono davvero rari e come sempre l’autore è in grado di coinvolgere il lettore intessendo un’avventura dopo l’altra. Il suo capolavoro è forse il finale, in cui la tensione e il dramma sono davvero alle stelle. Tranne che nelle ultime pagine dove, come spesso capita, gli eventi mancanti per completare al 100% la vicenda sono riassunti rapidamente. Tuttavia, si tratta di un difetto marginale, compensato inoltre dalla curiosità per i romanzi che seguiranno e che vengono preannunciati. Infine, tengo a precisare che, se volete un’avventura fantascientifica in piena regola, probabilmente questo libro non fa per voi, perché richiede che si sospenda l’incredulità e ci si lasci trasportare in un mondo di fantasia.

Edizione italiana del 1997, contenente i tre romanzi della serie

Edizione italiana del 1997, contenente i tre romanzi della serie

Gli uomini della Luna (The Moon Men, 1925)
Questo capitolo è parecchio diverso dal precedente: differenti sono l’ambientazione, il protagonista, il periodo storico, l’impostazione generale. Si discosta parecchio dal “classico” romanzo di fantascienza di Burroughs ed è anche decisamente più cupo e drammatico rispetto al solito. Ciò non lo rende brutto, anche se può non piacere a chi ha amato i romanzi su Marte o anche il precedente sulla Luna. Personalmente ritengo che si tratti di una buona prova su un terreno non abituale. La vicenda viene narrata nel 1969, ha un breve preambolo che si svolge nel 2050, ma è ambientata nel 2120. Il tema centrale è stavolta l’ucronia già introdotta nel libro precedente o, per meglio dire, la distopia creatasi come conseguenza dell’ucronia e delle vicende del primo romanzo. Ritengo che la capacità di coinvolgere sia presente nonostante Burroughs si muova in un tipo di fantascienza che non gli è tipico. Anche la descrizione delle difficoltà incontrate dai personaggi è piuttosto vivida e rende bene l’idea del dramma che si trovano a vivere, sebbene il numero di pagine in cui si dipana la vicenda non sia troppo corposo. L’unica cosa che veramente può far storcere il naso – se non si contestualizza l’opera – è la malcelata critica al comunismo e, si potrebbe dire, alle classi sociali più basse, viste come incapaci di darsi un ordine politico. Allo stesso modo, chi non ama gli Stati Uniti potrebbe infastidirsi di fronte ai continui riferimenti allo spirito americano, al patriottismo e al sostegno cercato nella fede. A me questi elementi non creano alcun disturbo (anche perché sono motivati dalla trama stessa), ma mi sembrava giusto specificarli.

Burroughs - Moon 3

Copertina della rivista su cui venne pubblicato il romanzo

Il Falco Rosso (Red Hawk, 1925)
Forse la meno riuscita delle tre opere della saga, ma comunque un prodotto piacevole, capace di differenziarsi dai precedenti. La vicenda è ambientata dopo il 2420 e vede un protagonista diverso. Nuovamente, Burroughs si dimostra capace di inventarsi un mondo, ed è la terza volta in questa serie. Forse questo è il caso in cui meno è stato necessario l’uso di una particolare inventiva (soprattutto rispetto al primo libro) o in cui meno si è approfondita la realtà in cui i personaggi si muovono (rispetto al terzo libro). Tuttavia l’ambientazione risulta credibile e coerente con quanto esposto nei primi due volumi. In questo caso l’azione predomina sulle descrizioni di vita quotidiana o su altri aspetti in generale, salvo qualche riflessione filosofica. Grazie anche allo scarso numero di pagine, la lettura non risulta pesante, ma procede rapida e senza intoppi. Una nota infelice può essere la presenza di schiavi nella storia (elemento sempre utilizzato da Burroughs), in particolare perché si tratta di neri che servono i bianchi… Infine, un elemento a mio avviso di ridondanza è (spoiler) il fatto che ancora una volta il protagonista vede una ragazza, se ne innamora subito e da lì in poi fa di tutto per salvarla. E’ la terza volta nella serie…

Conclusioni
C’è chi ha definito questa trilogia la migliore opera di fantascienza di Burroughs. Personalmente posso solo dire: può essere. Dare un giudizio netto è difficile, soprattutto considerando che si confronta con un titano come il ciclo di Marte (a cui un secondo posto andrebbe stretto anche solo per la fama di cui gode), oltre che con quello di Venere. Certamente si tratta del caso in cui più l’autore si è sforzato di creare un universo coerente e originale pur restando ancorato ad elementi realistici, laddove negli altri casi ha inventato ex-novo tutto. Il fatto che si tratti di tre romanzi così differenti tra loro, che tuttavia riescono a essere legati da un filo conduttore comune, è per me un pregio. Non ci vedrei niente di male se qualcuno scegliesse di leggere unicamente quest’opera di Burroughs, ma non fatico a capire chi, dovendo decidere quale affrontare, optasse per quelle più note su John Carter.

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4 risposte a LIBRI: Ciclo della Luna

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