DELIRI GENERICI: Le persone che ci lasciamo indietro

Persone indietro - Oxford CircusOggi faccio uno strappo alla regola e scrivo due appunti toccanti e personali. Più personali che toccanti, in realtà. Una riflessione su un fenomeno che sono sicuro capiti a molti se non a tutti.
Un paio di mesi fa mi trovavo a Londra per vacanza (abitualmente risiedo in Italia). Ero in Oxford Circus e stavo aspettando un amico per fare un giretto assieme prima di cena. Mentre sono lì che cincischio, passa una ragazza accanto a me. E’ una cosa di sfuggita, un secondo neanche, probabilmente, eppure mi accorgo che si tratta di una persona con cui ho fatto l’università, la triennale, per la precisione. Quella tizia non la vedevo da allora, quindi da diversi anni. Ricordo ancora che l’ultima volta che la vidi parlammo un po’ vagamente del nostro futuro, ma eravamo (almeno, io lo ero) ancora poveri ingenui – oltretutto in periodo pre-crisi economica – che non potevano o probabilmente non volevano riflettere troppo su quanto sarebbe accaduto.
Ad ogni modo. –>
Non è che mi importasse granché di lei, detta come va detta, e anche se ci ho parlato ogni tanto e una volta le ho pure scroccato gli appunti di una lezione, ci siamo frequentati poco.
Eppure rivederla così all’improvviso, a Londra, mi ha fatto un certo effetto. Subito ho pensato che il mondo è davvero piccolo. Oppure è davvero grande, se per rivedere una persona si deve andare fino a Londra. Comunque, il tempo di rammentare chi fosse e voltarmi ed ecco che era già stata fagocitata dalla folla della metropoli inglese ed era già a metà delle strisce pedonali. Ho rinunciato a seguirla, tanto non è che di incontrarmi gliene sarebbe fregato molto.
Tuttavia questo mi ha portato a riflettere. In particolare, su quante siano le persone che ci “lasciamo indietro” nella nostra vita. E non si tratta solo di individui che più o meno abbiamo ignorato o che sono stati un accidente nel nostro percorso. Spesso si parla di amici o addirittura migliori amici di una certa fase dell’esistenza che, volenti o nolenti, smettiamo di frequentare. Le ragioni sono le più svariate, ma sono propenso a credere che una piccola parte di volontà ci sia sempre e che non si tratti solo di accidenti della vita e impossibilità materiali. In fondo, per chi conta davvero un po’ di tempo si trova sempre, no? Anche solo per scrivere due righe su un social network.
Non sono una persona particolarmente socievole, quindi non mi stupirei se scoprissi di aver lasciato indietro più persone della media. Eppure credo che un po’ a tutti sia capitato e, siamo onesti, in certi casi non ci siamo neanche impegnati tanto perché non accadesse. Eppure è una cosa che mi dispiace sempre, un pochino. Mi piacerebbe mantenere buoni rapporti con tutti (almeno sulla carta, nella realtà non so se sarebbe poi così bello). Ogni volta che una persona importante sparisce più o meno lentamente dalla vita è un po’ una perdita. O no? Un tassello della propria esistenza che viene meno e sopravvive solo in qualche ricordo che diverrà sempre meno importante, perché non supportato e ravvivato da eventi recenti.
Si verificano situazioni paradossali: persone che si reputano amiche che però non si vedono mai e a pensarci bene non c’è particolare motivo per continuare a ritenerle amiche, dato che non si sbattono più di tanto per mantenere il legame; persone lontane che, forse proprio grazie alla lontananza, si percepiscono più amiche di quanto non sarebbero se le si vedesse tutti i giorni; persone che abitano a centinaia di chilometri incrociate più frequentemente di altre che stanno molto più vicine; e, a volte, anche persone che, grazie a ripetuti incontri fortuiti, diventano più amiche di quanto potesse sembrare possibile.
Tutto ciò porta anche a chiedersi cosa significhi “amico”. Ho una mia personale definizione, ma trattare anche di questo porterebbe troppo lontani e divagherei. Il succo è che, purtroppo, pochi legami (intendo “legami positivi”, non cose come lo stare sulle palle) durano dal momento in cui nascono fino alla morte. Fa parte della vita, ma ancora fatico ad accettarlo. E ogni tanto mi chiedo se, forse, per qualcuno di questi non avrei potuto o dovuto fare qualcosa di più.

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2 risposte a DELIRI GENERICI: Le persone che ci lasciamo indietro

  1. Blaze ha detto:

    Una riflessione molto intensa e toccante, per quanto mi riguarda. Toccante nel senso che raggiunge il lettore e smuove qualcosa, ognuno a suo modo, più che struggente. Non mi reputo una persona particolarmente asociale, ma non possiedo molti amici neppure io, anzi, e credo sia piuttosto normale. Finché si rimane in un contesto scolastico, o di impegno extra-lavorativo, stare in compagnia e creare legami credo risulti più facile. Nel contempo, mantenerli richiede un certo sforzo (reciproco) e diventa fisiologico selezionare. Piacerebbe anche a me avere un maggior numero di veri amici piuttosto che un oceano di amabili conoscenti, ma in un certo senso concentrarsi su quei due o tre legami speciali ti aiuta a comprendere come ogni rapporto abbia una sua vita intrinseca e necessiti di un suo proprio nutrimento. Ciò li rende più preziosi. Eppure, ci sono molti eppure nel tuo testo, quindi forse una risposta scomoda la potrai trovare tu stesso! 😉
    PS- Devi proprio fare un articolo sul concetto di amico, arrivato a questo punto!

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    • Aussie Mazz ha detto:

      Grazie per l’intervento! L’obiettivo era raccontare una vicenda personale che mi ha indotto a riflettere e farne partecipi i frequentatori del blog. Ognuno ne trarrà le proprie personali conclusioni. Quindi direi che hai centrato il senso del post. 🙂

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