LIBRI: Meridiano di sangue

di Cormac McCarthy

Meridiano di sangueSembrerà incredibile, ma non sono sicuro di sapere se questo libro mi è piaciuto o no.
Sembra che l’autore abbia un bisogno impellente di farci sapere che tutto è (o era) sporco, meschino, laido, abbrutito, vile, bastardo, lordo, insensato, brutale. E lo fa in continuazione. Dall’inizio alla fine. Ogni luogo, animale e persona ha in sé inevitabilmente sozzura fisica e morale. Violenza, sangue, insensatezza.
La storia inizia con un predicatore che predica. Arriva un tale che avverte la folla che il predicatore è un impostore. La folla vuole linciare il predicatore, che scappa a fatica. Si scopre che l’accusatore aveva detto una baggianata. Così, tanto per fare. Perché? Non si saprà mai. E l’intero romanzo è pieno di azioni compiute senza apparente motivo, soprattutto di violenza gratuita che si manifesta, pare, solo perché l’autore vuole che si manifesti.
Anche la trama in sé sembra non esserci. Il romanzo, ma soprattutto la parte iniziale, è un susseguirsi di scene quasi senza nesso tra loro, affreschi di brutalità solo debolmente collegati dalla figura del protagonista. E, anche in questo caso soprattutto all’inizio, accadono troppe cose. Troppe. Ci si potevano fare più libri, più approfonditi nella psicologia dei personaggi e nel susseguirsi delle loro azioni. Per fortuna in seguito la narrazione si “normalizza”, anche se viene da chiedersi dove vorrà andare a parare, perché non c’è nessun evidente punto di arrivo. Si sarebbe potuto interrompere il romanzo a metà, ai tre quarti… e non sarebbe sembrato troppo strano. Certo, un’idea di quale possa essere il punto di arrivo si ha, ma credo che il procedere della trama sia troppo nebuloso. Ok, sono consapevole che forse non si è capito cosa intendo dire…
Lo stile non mi ha convinto sempre, ma le descrizioni dei paesaggi sono magistrali, alcune espressioni, metafore, similitudini hanno qualcosa dell’eccellenza e non avrebbero sfigurato in un grande poema dell’antichità. La durezza della natura selvaggia traspare magnificamente dalle pagine, la ricostruzione dei luoghi è ben realizzata.
I personaggi sono ben caratterizzati, almeno nei loro tratti esteriori, mentre per quanto riguarda la psicologia sono più che altro una massa indistinta di bruti. L’autore non ci fa sapere cosa pensano. Mai. E credo che sia una scelta, quasi a voler calare il lettore in mezzo a loro, senza l’onniscienza che spesso lo caratterizza, ma con tutti i dubbi che si possono avere quando si ha a che fare con qualcuno che non si conosce.
Belle le scene d’azione, che non annoiano nonostante siano frequenti. Bello anche il manifestarsi insensato della brutalità, che prima ho criticato perché eccessivo e generalizzato, ma che preso singolarmente (cioè considerando ad esempio un singolo atto di un singolo personaggio) penso sia ben riuscito e spiazzi il lettore. Certi passi sono riusciti a strapparmi il sorriso, ma sono rari, perché in generale le vicende sono più che serie.
Nel complesso mi sento di consigliare questa lettura, che ritengo sia originale, a prescindere da quanto possa piacere o meno. E’ anche vero che, forse, un non amante del genere western potrebbe partire con qualche presupposto positivo in meno.

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