TOP10: Rivolte finite male

Più che una top10, quattro top3 divise per categorie.

TOP3 “POLITICAL RIOTS” 

3) Massacro alla scuola Santa Maria (1907)

Se estrarre nitrato dalle profondità del Cile più che un lavoro ti sembra già di per sé una punizione, è chiaro che non ragioni come faceva a inizio del secolo scorso il governo del Cile. Tanto più che, quando i minatori protestarono ritenendo le loro condizioni di vita indegne, tutte quelle manifestazioni e meeting non furono visti di buon occhio. Per mettere le cose in chiaro fin da subito, si dichiarò lo stato d’assedio e si aprì il fuoco sulla folla, facendo sei morti.
Evidentemente l’idea di tornare nelle miniere alle stesse condizioni di prima parve peggiore delle truppe e delle navi da guerra piazzate nei pressi, perché i manifestanti non smobilitarono. Le forze dell’ordine iniziarono a mitragliare e bombardare tutti quelli riuniti nella scuola locale, donne e bambini compresi. Si stima che circa 2.200 persone siano morte. I superstiti furono rispediti al lavoro e il movimento operaio cessò di esistere per un decennio.

Top10 rivolte fallite 012) Massacro di Jeju (1948)

Nell’isola coreana di Jeju il Partito Comunista spinse la popolazione alla rivolta contro le forze di polizia locali colluse con l’occupazione giapponese e a questo si aggiungeva l’avversione per la massiccia presenza americana. Non era però il periodo migliore per prese di posizione filo-comuniste: le mediazioni fallirono e gli scontri proseguirono, tanto più che giunsero truppe di rinforzo a quelle di stanza sull’isola. Le cifre sui morti variano molto (comunque decine di migliaia), si suppone che un quinto della popolazione dell’isola sia stato ucciso e il 70% dei villaggi bruciato. Durante la guerra di Corea diversi prigionieri di Jeju furono fucilati perché sospettati di complottare. Ho messo questa rivolta perché, sebbene il suo ambito sia ristretto, in proporzione un 20% di morti non è una sciocchezza.

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1) Rivolta di Nika (532)

Ne ho già parlato in questo articolo.
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TOP3 “MINORITY REPORT”

3) Ribellione degli schiavi guidata da Nat Turner (1831)

Durò solo due giorni e coinvolse un numero limitato di persone, ma ho pensato di inserirla per la dura repressione a cui andò incontro. Una settantina di schiavi neri si ribellò contro i piantatori del Sud (nello specifico, in Virginia), uccidendo una sessantina di bianchi di ogni sesso ed età. Non ho idea di cosa pensassero di fare dopo o di come sperassero di cavarsela. Infatti non se la cavarono. Una milizia si occupò dei responsabili, 56 dei quali furono processati e condannati a morte. Tuttavia, una cifra di persone che può arrivare quasi a 200 fu vittima della rabbia e dell’isteria collettiva dei bianchi, che si occuparono a modo loro della faccenda. Non fu la prima né l’ultima rivolta di schiavi neri, ma è forse la più famosa.
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2) Ribellione Dersim (1936-1937)

Se gli eventi di questi anni non l’hanno fatto intuire, con il governo turco c’è poco da scherzare. Questo era tanto più vero negli anni ’30, soprattutto se eri una tribù che aveva qualcosa da dire sull’amministrazione centrale. Tuttavia qualche sospetto che alle minoranze etniche non sarebbe piaciuta la sequela di leggi di “turchificazione” messe in atto in quegli anni il governo dovette averlo, dato che creò posti di guardia nei vari territori interessati. Le trattative con la minoranza Dersim consistettero perlopiù nell’impiccagione di capi andati a parlamentare. Per qualche ragione, la cosa non piacque. Alla fine del conflitto, che vide circa 50.000 soldati contro 3.000 ribelli, una cifra di persone compresa tra 10.000 e 70.000 venne uccisa, e oltre 11.000 individui costretti a migrare.
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1) Rivolta del ghetto di Varsavia (1943) 

Un posticino lo merita anche questa rivolta cittadina, etnicizzata e politicizzata. Gli ebrei non erano molto d’accordo con le condizioni in cui erano costretti a vivere e con le continue e improvvise deportazioni in massa nei lager. Si trattò della più significativa ribellione ebraica sotto il giogo hitleriano. L’esito era però destinato ad essere fallimentare. Come solo i nazisti sapevano fare, da 1.000 combattenti e 40.000 civili, riuscirono ad estrapolare 13.000 morti e 56.000 internati, con buona pace della matematica che, se ha alle spalle un’ideologia, può evidentemente diventare opinione.
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TOP3 “SIZE MATTERS”

3) Prima guerra giudaica (66-70)

Da sempre gli ebrei sono uno dei popoli che ha creato maggiori problemi a chiunque lo governasse. I romani dovettero pacificarli tre volte e l’esito della prima di queste campagne sarebbe stato definitivo per quasi chiunque. Oltre alla distruzione degli edifici più sacri, incluso il tempio di Gerusalemme, si assistette al massacro di qualcosa come un milione di persone (almeno a detta delle fonti antiche). La caduta di Masada (imprendibile per chiunque data la sua posizione, ma non per i genieri romani), avvenuta però qualche anno dopo la fine del grosso della campagna, è quanto meno emblematica: 960 dei 967 ebrei asserragliati optarono per il suicidio piuttosto che per la resa. Ancora oggi “Masada shall not fall again” è un motto che in Israele va forte.

Top10 rivolte fallite 062) Rivolta Dungan (1862-1877)

La Cina ha sempre avuto un particolare legame con le sue minoranze etniche, un legame basato sul massacro. Se fanno scalpore le notizie in merito allo Xinjiang e al Tibet, nell’Ottocento era invece normale che gli scontri con chi si opponeva portassero a conflitti dell’ordine di milioni di morti che, però, al di fuori della Cina, pressoché nessuno considera. Tra i casi più significativi, ci fu la rivolta della minoranza musulmana Hui e di uzbechi di etnia turca (affiancati da cinesi Han), supportati dagli imperi russo e inglese giusto per dare fastidio a quello cinese. Alla fine i Qing, al prezzo di circa 4 milioni di caduti, riuscirono a sedare i facinorosi, che ebbero almeno 10 milioni di morti. Se non altro per le cifre, questa rivolta andava inserita in questo post. Come ciliegina sulla torta, il governo pensò di castrare i parenti del capo dei ribelli.

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1) Rivolta dei Taiping (1850-1864)

Ritroviamo ancora la cara vecchia Cina in quella che di fatto fu una guerra civile, ma che ho voluto inserire perché trascurare l’ingente numero di caduti sarebbe stato una leggerezza imperdonabile. Questa volta ad avere da ridire sull’operato della dinastia Qing furono dei monoteisti cinesi con elementi di cristianesimo e vari aspetti sincretici, che si organizzarono in una grossa armata di 500.000 persone che fece tremare l’impero (sostenuto però da Regno Unito, Francia e Stati Uniti). Tra le loro richieste: proprietà comuni, parità di genere, adozione del loro cristianesimo. Considerando che il conflitto che ne sfociò portò a 20 milioni di morti (più della prima guerra mondiale) fa impressione pensare che sia così poco noto in Occidente, se non altro perché il leader dei Taiping si professava il fratello minore di Gesù.

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TOP3 “NO SURVIVORS”

3) Rivolta del Prayer Book (1549)

La storia inglese è stata funestata da rivolte popolari a carattere campagnolo. Tra le tante, ho optato per questa. L’introduzione di un nuovo libro di preghiere fu da molti vista come un calcio nelle palle, dato che questa neonata chiesa anglicana (nata di fatto per permettere al sovrano di divorziare più volte di quanto fosse umanamente concepibile) non piaceva a tutti, in particolare era avversata dai cattolici. Le cifre dei ribelli sono ridotte, circa 7.000 persone, ma contando che il 28% di loro finì ammazzata, si capisce come il governo non avesse voglia di scherzare. Nel 2007 il reverendo anglicano Ind, ha definito tutto ciò “un enorme errore”. 

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2) Guerra dei contadini (1524 – 1525)

Ah, la campagna con i suoi ritmi lenti e la calma agreste… e ogni tanto qualche migliaio di morti. Frammista alla riforma protestante ci fu anche questa massiccia ribellione del popolino tedesco, che rivendicò maggiori diritti, in particolare quello di massacrare la nobiltà. Lo stesso Lutero non seppe che pesci pigliare in merito e cincischiò nell’esprimere il proprio parere, fino a optare per la giustezza della soppressione delle rivolte da parte dei governanti. L’equivalente dell’epoca del “siamo il 99%” fece però una brutta fine di fronte all’1% che si coagulò nella Lega Sveva (impero, alta nobiltà, alta borghesia). Dei 300.000 insorti, circa un terzo perì praticamente invano.

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1) Terza guerra servile (73 a.C. – 71 a.C.)

Ignoro quale sia l’idea generale di “rivolta finita male”. Per quel che mi riguarda, se pressoché il 100% dei partecipanti viene ucciso, una buona parte dei quali per crocifissione, si può parlare decisamente di esito negativo. La terza guerra servile, nome figo per dire “Spartaco”, andò a finire in questo modo e ho optato per il primo posto, dato che dei 120.000 fuggiaschi ne scampò appena una manciata. Certo l’impero romano (allora ancora una repubblica, ma la sostanza era la stessa) dovette tremare, ma generalmente più pepe al culo gli veniva messo e più la faceva pagare cara. Questa non fu un’eccezione.

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