FILM: Il western trash

Ecco una serie di film western di serie B a dir poco surreali che ho pensato bene di guardare. Più basse sono le aspettative quando si inizia a visionarli, meglio è. Via allo spettacolo, fatevi due risate.

Spirito Santo e le cinque magnifiche canaglie
Italia, 1972, regia di Roberto Mauri

Spirito Santo e le 5Non sono magnifiche, non sono canaglie e probabilmente non sono neanche cinque. Non sono magnifiche per il semplice fatto che sono oscene (per dare giusto un’idea, si chiamano Diego d’Asburgo, Caccola, Garibaldi, il pirata Morgan e il Padre). Non sono canaglie, perché tutt’al più sono degli idioti: di robe “da canaglia” se ne intravede al massimo un’ombra di sfuggita. E non sono cinque perché Garibaldi (che si scopre poi chiamarsi in realtà Calogero e avere due cugini mafiosi) muore poco dopo l’inizio. Non paghi di aver usato questo palmares di personaggi già in precedenza (oltretutto come cattivi e facendoli morire, mentre qui sono vivi e pure amici del protagonista), gli autori di Spirito Santo (per la serie, mettiamoci un nome che suona religioso, tanto dopo Trinità e Alleluja, uno più uno meno non cambia granché) hanno pensato bene di riproporli. Non mi capacito del fatto che nessuno nella troupe si sia accorto che tutto ciò era sbagliato.

Voto: 5 per pietà

Billy the Kid
Stati Uniti d’America, 2013, regia di Christopher Forbes

Billy the KidCapisco che sia un prodotto “indipendente”, ma mi piace ricordare che nessuno è obbligato a fare film. Quest’opera è a mio avviso una pessima realizzazione su più fronti e la causa direi che è perlopiù il basso budget. Le ambientazioni sono decisamente poco curate, persone normalissime di un paesino vivono in ville enormi all’apparenza troppo recenti, la recitazione è quella che è, lo stacco tra una scena e l’altra sembra fatto in modo amatoriale con Movie Maker… Al di là di questo, certe azioni compiute dai personaggi paiono immotivate e insensate, oltre che poco verosimili. Dispiace per i momenti drammatici della pellicola, che dovrebbero un pochettino coinvolgere lo spettatore che, però, pensando a quello che sta guardando, non può che augurarsi che tutto ciò finisca per ben altre ragioni che l’empatia con i personaggi. Tra quarant’anni forse questa roba sarà un cult trash ma, ora come ora, è solo qualcosa di fatto male. Ma probabilmente non assurgerà alla gloria dei vecchi trash per il semplice fatto che è lento e soporifero, cosa che almeno in passato veniva evitata.

Voto: 5

La vendetta di Gwangi
Stati Uniti d’America, 1969, regia di Jim O’Connolly

La vendetta di GwangiQuando ero piccolo giocavo a fare il cowboy, oppure con i dinosauri. Ora che sono cresciuto gioco a dinosauri E cowboy. Questo film non poteva dunque sfuggirmi. Incredibilmente la Warner Bros. accettò di finanziare questa produzione che aveva tutti i requisiti per essere un trash. Meno male, perché grazie a ciò oggi abbiamo questa perla.
Siamo tutti d’accordo che sia una stupidaggine pazzesca vedere cowboy che catturano pterodattili con il lazo o che espongono un t-rex in un circo, ma il mio lato poco serio (che mi prodigo di nutrire con una certa frequenza) mi ha decisamente ringraziato.
Sperando di poter un giorno vedere “The Beast of Hollow Mountain”, per il momento mi accontento di questo. Il finale però mi ha un po’ rattristato.

Voto: 8 pieno

Quattro carogne a Malopasso
Italia, 1989, regia di Vito Colomba

quattro carogneUn caposaldo del cinema trash, il capolavoro di Vito Colomba. Sì, il suo capolavoro, perché per fortuna non ne ha girati altri. E del resto non era un cineasta, ma un operaio con la passione del cinema. Bello l’impegno, bella anche l’idea del finale negativo che accosta il selvaggio West all’Italia in cui nulla cambia e a guadagnarci sono sempre i soliti. Però… però… è davvero un’oscenità. L’audio pessimo e non sincronizzato, le pentole con manici di plastica, l’ambientazione che è palesemente un paesello siciliano, il furto di musiche di altri film, la recitazione orrenda sotto la media anche per persone non attori, l’accento mostruoso (“Mi chiamo Bille Nesson”, “E’ sgarrigo… ho tuolto le pallottole”)… tutto ciò ha un certo effetto anche sulle migliori intenzioni che il regista può aver mostrato e, al di là della fascinazione per il trash più trash, non si vede l’ora che questo scempio giunga al termine per archiviarlo nella lista “Ho visto perfino questo”.

Voto: 4 perché dargli di meno vorrebbe dire non aver capito in anticipo cosa si sarebbe visto

Jesse James Meets Frankensteins’ Daughter
Stati Uniti d’America, 1966, regia di William Beaudine

jesse james meetsE’ quel tipo di trash che mi attira come il fuoco fa con una falena. Le mie aspettative (che consistevano, pressappoco, nel vedere una cagata pazzesca) sono state ampiamente soddisfatte. Rispetto a “Billy the Kid vs. Dracula”, di stampo simile e del medesimo anno, ho trovato questo film più frizzantino e divertente. Poi, chiaro, a parte il fatto che cronologicamente i due personaggi del titolo possono essere coesistiti, è l’assurdità a regnare sovrana.

Voto: 8 abbondante

Get Mean
Italia, 1976, regia di Ferdinando Baldi

get meanIl motivo per cui questo film mi è piaciuto è che non ha senso. Sul serio, bisogna solo sedersi e stare a vedere cosa succede, senza chiedersi il perché delle cose o aspettarsi qualche motivazione.
Un pistolero del West viene incaricato da una zingara di portare una principessa in Spagna, dove sarà incoronata. Una volta sbarcato nel Vecchio Mondo, deve affrontare vichinghi (armati di fucile) e mori. Qui gli succede di tutto finché, incazzato, non prende ogni tipo di arma e va a fare strage.
Cronologicamente, non ha un perché. Si intuisce che l’uomo ha viaggiato nel tempo ma non si chiariscono le motivazioni.
Mi ha fatto ridere un casino.
Come dice il trailer “They dragged him… they barbecued him… now it’s his turn… to GET MEAN!” (per inciso, è uno dei migliori trailer che abbia mai visto).
Inedito in Italia benché prodotto dall’Italia. Tutto un programma.

Voto: 7 perché cerco di avere ancora una dignità e non gli do di più

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