DELIRI GENERICI: Viaggiare è anormale? O da ricchi?

SAM_1147Chi spulci questo blog si accorgerà che ho inserito qualche articolo in cui descrivo con poche pretese e fare ironico alcune esperienze di viaggio che ho fatto. Non penso di essere un gran traveller e probabilmente non sarei stato un grande explorer nell’Ottocento, per quanto mi piaccia credere il contrario. Non ho quindi la pretesa di dare consigli (può scapparmene qualcuno, ma senza dubbio è privo di presunzione), né di insegnare ad altri perché si deve viaggiare, come si deve farlo o via dicendo.

Ho notato che, nei limiti di un blog di nicchia, nato da poco e tutto sommato poco curato quale è il mio, le paginette sulle mie esperienze sono state abbastanza visitate. Questo suscita in me, come accade nella vita fuori dall’internet, l’impulso di dovermi giustificare. Sì, esatto. Giustificarmi per il fatto di viaggiare. E’ imbarazzante, ma è più forte di me, forse per via di alcune esperienze passate. Ma arriviamo al dunque.

Capita spesso che chi faccia vacanze, magari all’estero, sia visto come un crapulone o, detta in maniera meno ricercata, “uno che ci ha i soldi”. E in tempi di crisi economica, andare all’estero quando c’è chi non arriva a fine mese è quasi offensivo.
Come chi mi conosce sa (o dovrebbe sapere), non provengo da una famiglia particolarmente ricca. E quindi? Sono scemo, “ad andare così tanto in giro”? A parte che “così tanto” è soggettivo e non sono certo la persona che conosco che viaggia di più. Al di là di questo, riesco a permettermi delle vacanze perché gestisco il mio denaro in maniera diversa da altri, non perché ne ho di più.

L’esempio che faccio di solito è quello del caffè. Il dialogo si svolge generalmente così.
“Tu bevi caffè?” chiedo.
“Sì”.
“Bene, considerando il proverbiale euro al giorno, si può supporre che in un anno tu spenda almeno 300€. Ebbene, la vacanza a Berlino mi è costata meno“.
Per non parlare poi dell’eventuale abitudine di fumare, da cui sono esente. E’ chiaro, ovviamente, che questo implica che le mie vacanze siano generalmente orientate ad un oculato utilizzo delle risorse a disposizione e che, per dirne una, gli hotel a 5 stelle non siano neanche presi in considerazione. Questo però non impedisce di viaggiare.

SAM_1277Il secondo punto è la pazzia. Ok, viaggio anche se non sono miliardario. Ma perché lo faccio? Perché non uso quei soldi per fare altro? E’ vero che per fare le vacanze che faccio devo compiere delle scelte. Preferisco rinunciare ad abbigliamenti firmati o a una cena fuori. Non sono un maniaco di telefoni, smartphone, i-phone, ecc., posso benissimo non comprarne in continuazione. Magari non acquisto tutti i libri che mi attirano (anche perché sarebbe un problema serio, se lo facessi), ma li prendo in prestito in biblioteca. Preferisco fare questi sacrifici sapendo che potrò però visitare un Paese in più, che rinunciare a questa esperienza per indossare, che so, jeans da 200€.

Peccato che un comportamento simile sia talvolta visto come deviato. Conosco persone (che evidentemente sono più dotate finanziariamente di me, nonostante la miseria che lamentano), che non rinunciano praticamente mai a qualcosa che desiderano. Vogliono un libro, un videogioco, uno smartphone, un paio di scarpe, un…? Se lo comprano. Perché io non posso fare come loro? Perché non posso essere come tutti gli altri? In realtà non sono sicuro di dovermi abbassare a rispondere a chi ragiona in questo modo, ma per correttezza lo faccio.

Al di là del fatto che non compro quello che mi pare perché forse “non ci ho i soldi che ci avete voi” e tralasciando la classica giustificazione del “io i miei soldi li spendo come mi pare”, bisogna considerare l’attrazione che su di me esercita il nostro pianeta. A me piace visitare posti nuovi. Ma proprio. E certamente non sono l’unico, anzi. E non sono neanche l’unico a cui piace a dispetto del non cagare denaro. Mi piace piantare la mia bandierina. Mi piace scherzare e ridere con i miei compagni di viaggio in ambienti diversi dai soliti. Mi piace tornare a casa e colorare una qualche mappa aggiungendo un nuovo posto. Mi piace rivedere le foto dei luoghi visitati (ho poca memoria visiva e faccio tantissime foto per rivivere meglio le esperienze).
Mi garba pensare di essere attratto dalle attività che maggiormente aiutano ad accrescere la propria conoscenza: amo infatti leggere e viaggiare. Quali strumenti migliori?
Preciso che non è mia intenzione visitare tutti i luoghi del mondo (cosa che tra l’altro è impossibile), né mi attira ogni Paese. Tuttavia una serie di esperienze che volevo fare e che voglio fare ci sono. E non vedo perché dovrei rinunciarvi, se ho la possibilità di realizzarle. Per me camminare in una città mai vista con bermuda stinti ha più valore che camminare nella mia con polo firmata. Può essere anormale, ma è così. Con buona pace di chi ragiona diversamente.

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Una risposta a DELIRI GENERICI: Viaggiare è anormale? O da ricchi?

  1. Alberto Sordi ha detto:

    Viaggiare è importante anche per me. Il resto spesso è noia.

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